venerdì 24 maggio 2013
Villa Jole.
Villa Jole.
Il 10 luglio del '43 gli alleati erano sbarcati in Sicilia: la 7° armata Usa sulle spiagge di Gela e l '8°armata inglese su quelle di Pachino e Siracusa. Fu la più imponente operazione militare fino ad allora vista nel Mediterraneo. Il 13 luglio venne occupata Augusta e il giorno successivo Agrigento, Caltanisetta e quindi Palermo. La sconfitta italiana era più che certa: in poco tempo le truppe anglo-americane sarebbero salite fino al Nord. E fu in questo clima di disfatta che il 25 luglio Il Gran Consiglio del Fascismo diede la sfiducia a Mussolini, il re ordinò il suo arresto e affidò a Badoglio l'incarico di guidare il nuovo governo. Per questo al centro-Nord i tedeschi incominciarono a pensare di organizzare una linea difensiva nel tentativo di rallentare l'avanzata delle due armata: la famosa linea Gotica voluta dal feldmaresciallo Kesserling. Linea che partendo da Massa Carrara seguendo un fronte di oltre 300 kilometri andava a finire sul versante adriatico tra Rimini e Pesaro. Kesserling intendeva così proseguire la sua tattica della "ritirata combattuta": per infliggere al nemico il maggior numero di perdite. Il piano diventò operativo dal febbraio del '44.
Il 10 Maggio del '44 fu colpita La Spezia e il bombardamento fu piuttosto pesante: colpì in pieno il centro della città: Piazza delle Poste in particolare, sede di quasi tutte le scuole spezzine, i cui ragazzi erano riusciti per miracolo a prendere posto nei rifugi antiaerei situati proprio sotto la stessa piazza.
Mario ,dottore in Agraria, responsabile dell'Ufficio Riforma dell'Agro Pontino fece le scale di casa due a due. Pina prepara le valigie ,dobbiamo andarcene subito.Tutti stanno sfollando!. La situazione è drammatica. Ma dove andiamo Mario? Dove? L'unica possibilità che abbiamo è andarcene a Riva del Garda. Mio fratello Livio ci darà ospitalità a Villa Jole. Lui adesso non c'è, è in Brasile. Mario, dopo dieci minuti era da Franco i .panettiere di Viale Garibaldi. Si mise d'accordo per l'affitto del camioncino del pane. Lui sarebbe rimasto. Pina ,aiutata dai figli Liliana 16 anni, Roberto 17 anni e Gabriella 5 anni, preparò in poche ore i bagagli. Una decina di cartoni, quattro sacchi della farina vuoti, con dentro vestiti, scarpe e libri di scuola dei ragazzi. Liliana si lamentò per il pianoforte che ovviamente andava lasciato lì e Gabriella per Grigio,il gatto: pure quello non poteva essere trasferito. Fecero un viaggio lungo e travagliato, oltre che scomodo. Davanti sedeva Franco il panettiere-autista con Pina e Roberto, dietro Liliana e Gabriella. Fare il passo della Cisa non fu un' impresa facile, perchè carichi com'erano il camioncino faceva fatica a procedere su per le salite.Si dovettero fermare anche due volte per mettere acqua nel motore e una per far vomitare Gabriella che non sopportava tutte quelle curve. Il viaggio durò sette ore. Giunti a Riva, raggiunsero Viale Roma n 30.Villa Jole-oggi Villa Minerva- era sempre la stessa: quattro grandi palme troneggiavano ai lati del cancello, i rosai erano pieni di boccioli, era in piena fioritura anche il glorieto di glicini che tappezzava una parte delle scale dell'entrata. Le aiuole erano in perfetto ordine: dalie e ortensie ben curate ovunque, segno questo che Oreste il factotum che abitava nella casa vicina, aveva il compito di tenere tutto in ordine anche nell'assenza dei padroni. La cancellata di ferro a doppio battente era già stato preparata aperta. Percorsero il vialetto e salirono i quattro gradini.Varcarono la porta: davanti a loro la grande scalinata che portava al secondo piano. Fu lì che si accorsero che c'era qualcosa che non quadrava: in cima alla scala c'era un cancelletto di legno. Stavano riflettendo sulla cosa quando arrivò trafelato Oreste. Spiegò che il secondo piano era stato requisito dai tedeschi, e precisamente dalla famiglia di tale Alois Kuhne, che in quel momento rappresentava in città una specie di prefetto.Quindi a loro rimaneva da occupare solo il primo piano. I ragazzi non batterono ciglio e cominciarono l'ispezione dell'appartamento: una grande cucina, un salotto, una stanza da letto a sinistra della scalinata e due stanze da letto e un bagno a destra: ci si poteva arrangiare. La stanza più grande sarebbe stata occupata da Pina, suo marito e da Gabriella e le altre due una da Liliana e una da Roberto. Scaricarono tutti gli scatoloni e i sacchi aiutati dal fido Oreste e da Franco che quella notte avrebbe dormito a Riva per poi partire all'indomani per casa. La prima notte andò tutto liscio. Stanchi com'erano dormirono come agnellini. Ma il giorno dopo furono svegliati abbastanza presto: c'era una donna che sbraitava in napoletano. In napoletano? Capirono subito l'arcano: la moglie del tedesco Kuhne era una napoletana puro sangue e teneva pure tre figli di 9, 10 e 12 anni. Tutti ubbidientissimi e silenziosissimi che in quell'anno di forzata convivenza si rivolsero ai loro coinquilini solo con un "buon giorno". Una settimana dopo però in quell'appartamento si aggiunse un nuovo ospite: un capitano tedesco,che naturalmente requisì una delle loro stanze. A Liliana perciò toccò andare a dormire con Roberto e la cosa non le piaceva molto: aveva sempre odiato la promiscuità.
L'estate passò in fretta. Roberto si fece socio della Benacense, società sportiva locale. Tutti i pomeriggi al campo a correre o a giocare calcio, così pian piano entrò nella banda dei ragazzi rivani che molte mattine presto lo portavano a pescare lungo i muretti del Lido, e a lui che al mare era abituato uscire col bragozzo di suo padre e pescare con le reti, sembrava strano dover tener mano quella maledetta canna che non adescava un pesce a morire. Ma le cose cambiarono quando all'amo cominciò ad attaccare come esca i lombrichi che Oreste tirava fuori dalla terra dell'orto apposta per lui. Ogni lancio in acqua era una preda. E così diventò subito il fornitore ufficiale di vermi da pesca per tutti gli amici. Ogni sabato mattina c'era anche la gara di nuoto: la pseudo vasca era il canale della Rocca. Dal muretto a nord fino al trampolino e ritorno: Roberto vinceva spesso, nonostante non fosse abituato all'acqua del lago: era magro come un' acciuga ma aveva un torace largo come un armadio. Liliana pensò bene di trasferirsi a Bergamo dalla zia Ariella, che non avendo figli adorava la nipote e Gabriella venne iscritta all'asilo estivo dell'Inviolata tenuto dalle suore. Per la signora Pina invece le giornate erano tutte uguali: il mattino faceva i mestieri di casa aiutata da Rosaria la moglie di Oreste e il pomeriggio alle cinque meno dieci in punto varcava il cancello per raggiungere la casa di un'amica per andare a giocare a carte e precisamente a canasta. Le amiche erano sei e si davano i turni delle case dove incontrarsi. Tornava all'ovile alle otto e guai se qualcuno dei suoi figli si fosse permesso di dire " ho fame". Il sabato e la domenica invece gli incontri avvenivano di sera, così a loro si potevano unire i mariti, che naturalmente non giocavano a carte, bensì si bevevano un cognacchino scambiando quattro chiacchiere e fumando come i dannati aggiungendo così il loro fumo a quelle delle mogli che pure quelle erano delle ciminiere. Si poteva respirare un po' meglio, solo quando si incontravano nella casa di Piazza delle Erbe del farmacista Bettinazzi che aveva un piccolo balcone che dava su un cortile interno. Lì si potevano sedere fuori e fumare beati senza il pericolo che "Il Pippo"-mitico nome dato a tutti i i piccoli aerei monoposto americani impiegati per le perlustrazioni notturne- vedesse la lucetta delle loro sigarette accese. Quelle due sere erano particolari perchè dalle ventuno in poi cominciava il coprifuoco e dunque tutta la gente a quell'ora avrebbe dovuto essere già dentro casa. Ma per loro questa regola non vigeva...infatti delle sei amiche una era la moglie del pretore e quindi un lasciapassare speciale era stato elargito a tutta la combriccola godereccia. Una volta al mese invece una specie di torneo di canasta aperto a tutta la gente di Riva che voleva parteciparvi veniva organizzato in un salone dell'hotel Riva, il più prestigioso albergo della città. E lì bisognava stare molto attenti, le finestre da oscurare erano molto grandi e dai lunghi tendoni grigi non doveva filtrare nemmeno una lacrima di luce. E il piccolo piattino -ricordo per il primo posto- se lo accaparravano sempre le sei "biscazziere"che nella canasta erano piuttosto allenate .(E quest'albergo,il caso volle,fu proprio quello dove venne a soggiornarvi,per 2 mesi, nel 56,il re Faruck appena esiliato dall'Egitto. Lui prenotò l'intero albergo per il suo seguito-camerieri e guardie del corpo-,ma lì la sera si andava di Poker altrochè di canasta !)
Arrivò settembre. E si riaprirono le scuole: Roberto fu iscritto all'ultimo anno del classico al Liceo Maffei, Gabriella alla prima elementare sempre presso le suore e Liliana invece fu obbligata a rinunciare a proseguire le magistrali che si trovavano a Rovereto: il viaggio era troppo pericoloso, avevano mitragliato la strada di Loppio già parecchie volte. Così rimase stracontenta dalla zia Ariella .Giunse Natale. Il dottor Mario arrivò a Riva alla vigilia e a La spezia non tornò più: laggiù in quel clima di pericolo non si poteva più lavorare. Così ogni mattina prendeva la bici di Oreste e pedalando per 7 km raggiungeva Dro. Lì c'erano le campagne dei cugini. Stava sempre con le cesoie in mano: potava i rami degli ulivi ,dei susini , delle viti e sopratutto dava consigli: tutti i contadini delle campagne vicine, informati che era arrivato "el dotòr dei olivi", andavano da lui a prendere lezioni. A pasqua poi, che quell'anno era caduta il 9 aprile, si era messo a vangare e a seminare un piccolo orto...La vita scorreva lenta. Gli alleati stavano avanzando. Correva notizia che entro la fine del mese sarebbero arrivati al Garda. Il 21 aprile ci fu un evento inaspettato: due caccia bombardieri americani volarono basso sopra la città: il loro obbiettivo era la chiesa dell'Inviolata ,ma la sbagliarono colpendo invece le case attorno: Villa Nina porta ancora oggi i segni di quell'incursione.
E si arrivò alla fine di Aprile, precisamente al 26, giorno in cui gli alleati entrarono in Verona: era dunque il momento di portarsi sul Garda per chiudere la via di fuga verso nord offerta ai tedeschi dalle due gardesane. Su entrambe si misero in marcia partendo da Lazise i soldati dell'85°e 86°reggimento della decima Divisione di Fanteria da Montagna, soldati statunitensi, addestrati apposta sulle Montagne Rocciose del Colorado -in gergo la DDM o "mountaineers"- assistiti dall'impiego di DUKW, autocarri anfibi chiamati famigliarmente anche "Anatre" e naturalmente di Carri Armati. I militari che avanzavano su quella Occidentale giunsero a Gargnano senza trovare alcuna resistenza: riuscirono a entrare anche nella Villa di Mussolini -che due giorni prima, nella sua fuga verso la Svizzera era stato bloccato e fucilato- e dormire a turno nel suo letto....E poi proseguirono alla volta di Riva.
La resistenza tedesca invece rimaneva tenace sulla gardesana Orientale. Infatti la DDM arrivata a Malcesine venne informata che le quattro gallerie a nord verso Torbole erano state minate. Decisero allora di aggirare le prime due per via d'acqua con gli anfibi. L'operazione andò a buon fine, sbarcarono e risalirono sulla strada riprendendo l'avanzata fino a Tempesta. Riuscirono a occupare in fretta la galleria di Calcarolle abbandonata dal nemico restando loro da affrontare solo l'ultima: quella di Corno di Bò. Dentro c'erano una ventina di soldati tedeschi -di non più di 16 anni si dice, gli ultimi chiamati alla leva da Hitler-. Venne chiesto loro di arrendersi ma il comandante si rifiutò: morirono tutti tra le fiamme, sotto il tiro di lanciafiamme al napalm.
La strada era libera: potevano raggiungere Torbole. Qui , nel piccolo golfo sbarcarono anche tutti gli anfibi. Era la notte del 30 aprile e i primi carri armati cominciarono a procedere -utilizzando la passerella della Peschiera,poco a nord del ponte sul Sarca che era stato distrutto dai tedeschi- verso Riva, già sotto il controllo dei partigiani.
Mario e Pina non sanno esattamente cosa stia succedendo al di là del Monte Brione. Qualcuno era venuto a dire che gli alleati erano arrivati a Torbole. Era vero? Cosa fare? Presero i loro figli e assieme a un ristretto numero di conoscenti, si avviarono su per la Strada del Bastione. A metà percorso c'era Villa Lina degli amici Drago, che possedeva una specie di rifugio antiaereo: una grotta scavata nella montagna. Ognuno si era portato dietro una coperta, che misero per terra per sdraiarvici sopra. E aspettarono. Da lassù si sentivano solo il rumore di cingolati o quello del motore di qualche camion...Si era fatta l'alba e Lilliana non ne poteva più di stare in mezzo a tutta quella gente stipata come bestie. Uscì dalla grotta, scese verso casa e percorrendo il primo tratto di strada si trovò davanti una cucina da campo caricata sopra un camion: un soldato americano stava distribuendo ai compagni delle gamelle di latte: ne offersero una anche a lei. E notò una cosa che la fece sorridere: lì a pochi metri, proprio davanti all'hotel Miravalle c'era il pittore Raimondi, amico di suo padre che con cavalletto e pennelli stava immortalando la scena (quell'acquarello, magnifico, troneggia ancora oggi nel soggiorno di Lilliana). Lei arrivò a destinazione: riempì la vasca e si fece un bel bagno caldo.
La guerra era dunque finita. La sera stessa, sempre a Villa Jole, nell'appartamento occupato fino allora dal Signor Kuhne che se ne era andato in gran fretta il giorno prima, arrivarono nuovi ospiti: questa volta erano sette soldati americani: tutti ragazzi di poco più di vent'anni. Roberto e Lilliana fecero subito amicizia con loro. Erano simpatici, gentili, generosi, un giorno offersero alla signora Pina una cassettina piena di barrette di cioccolato. Erano tutti dei bei "fanciulli", ma il più carino di tutti era senza dubbio il tenente Billy, (un mountainer) 21 anni ,alto magro, capelli biondi, occhi azzurri e spalle larghe che veniva dal Michigan. Era gentile con tutta la famiglia, ma le sue attenzioni si rivolsero subito a Lilliana, che le accettò molto volentieri. Diventarono subito amici anzi più che amici, sopratutto dopo che lui una sera le portò in dono una scatoletta con dentro un sottile braccialetto d'argento comperato nella Gioielleria Bonometti in Via Gazzoletti. I soldati americani rimasero a Riva più d'un mese ma poi dovettero rientrare al loro paese. Lilliana lo accompagnò fino alla camionetta che lo avrebbe portato a Rovereto e pianse calde lacrime. E si fece promettere da Billy che le avrebbe scritto.Così fu: arrivarono a Villa Jole ben tre lettere in un mese. Ma di quegli scritti lei non seppe mai nulla: vennero requisiti dal dottor Mario ..Che sua figlia se ne andasse in America era l'ultimo dei suoi desideri .
E ancora adesso quando Lilliana (mia suocera,85 anni) parla di questo Billy le si illuminano gli occhi.
ps: ringrazio l'amico e collega Aldo Miorelli che gentilmente mi ha prestato la sua ricerca storica, peraltro inedita, sull'arrivo degli alleati a Torbole.
martedì 9 aprile 2013
Massimo Carlotto : uno scrittore noir.
Massimo Carlotto : uno scrittore noir.
Carlotto Massimo...chi è costui ? Ve lo spiego subito. E' un giallista italiano che ho cominciato a conoscere
quest'estate..e ora che mi sono sciroppata-con molto piacere devo dire-il suo dodicesimo libro sui venti che ha pubblicato,mi piacerebbe consigliarlo anche alle amiche o amici che mi leggono.
Dunque: M:C.,data di nascita 56,nel 76 studente militante di lotta Continua a Padova scopre casualmente una studentessa colpita da cinquantanove coltellate morente nel suo appartamento e lui si reca dai Carabinieri per raccontare il fatto: ma viene fermato,arrestato e imputato di omicidio: verrà condannato a dicciott'annni di reclusione.Così si da'alla latitanza prima in Francia e poi in Messico da dove tornerà nell'85" per costituirsi alle autorità italiane.Nel corso dello stesso anno nasce il "Comitato Internazionale Giustizia per Massimo Carlotto con sede a Padova,Roma,Parigi e Londra che organozza una campagna di informazione e una raccolta di firme a favore della revisione del processo.Si farà i suoi anni di galera fino al 92,anno in cui i suoi genitori chiederanno la Grazia al Presidente della Repubblica Scalfaro che gliela concederà. E da lì incomincia a scrivere.Primo romanzo pubblicato "Il fuggiasco" autobiografico ovviamente,a cui seguono :
-La verità dell'alligatore
-Il corriere colombiano
-Il mistero di Mangiabarche
-Il maestro di Nodi
-Nessuna cortesia all'uscita
-La terra della mia anima
-La donna del bandito
Questi romanzi hanno come protagonisti sempre tre personaggi chiave e cioè Marco Buratti,chiamato l'Alligatore perchè da giovane cantava in un complesso blues che portava il nome di " Gli alligatori":ex galeotto ora si presta a fare il detective per neccessità economiche,ma gli è rimasta addosso la fragilità degli ex detenuti e l'ossessione della giustizia.A lui si rivolgono per farsi aiutare magistrati poliziotti galeotti spacciatori ladri ma anche persone normalissime quali un marito che cerca la moglie scomparsa ecc.Lui non è violento ma consiglia di esserlo ai suoi due soci Beniamino Rossini e Max La Memoria.Il primo un malavitoso mìlanese con il quale ha stretto una bella amicizia malgrado le differenze culturali e di temperamentoE il suo carattere stupisce molto perchè la sua è una personale etica da gangster della vecchia guardia quando discute su cosa è giusto fare e non fare seguendo le regole di una criminalità sostenibile .Il secondo un galeotto latitante che fa appunto "da memoria",perchè nel suo computer sono registrate tutte le persone e i fatti che appartengono al loro mondo dai poliziotti ai magistrati ai delinquenti ai detenuti...rapine accadute omicidi commessi ...
E le vicende in cui loro si muovono....ti prendono da morire.Sopratutto noi del Nord penso perchè metà dei romanzi sono ambientati dalle nostre parti, cioè Padova, Bassano,Vicenza,Marostica,Sono tutti romanzi brevi di duecento pagine al massimo e quando incominci a leggerne uno e magari sono le undici pm,va a finire che sono le tre am che sei ancora lì che conti le pagine che ci sono per finirlo. Insomma uno scrittore noir italiano coi fiocchi,che ben dovrebbe trovare posto nelle nostre librerie piene zeppe di autori americani.E a dir la verità in mezzo a tutti questi efferrati scenari di crimine e di morte che io di solito aborrisco,ha trovato spazio anche qualche lacrima. .Perchè mi sono commossa moltissimo leggendo "La terra della mia anima" e "L'amore del bandito",dove pulsa a manetta il cuore dello scrittore....(Non posso svelarvi il contenuto purtroppo...)
Un discorso a a parte gli altri libri.Mi è piaciuto molto anche " Le irregolari".
Questo romanzo è ambientato in Argentina,dove Carlotto si reca sulle tracce di un antico parente,Infatti egli parte da Buones Aires per ricalcare l'itinerario del proprio avo partito da Padova nei primi anni del 900,alla ricerca di lavoro e di libertà politica.E qui scoprirà l'incubo vissuto dai suoi parenti e da altri ragazzi della sua generazione.Il titolo prende appunto spunto dalle nonne e le madri di Plaza de Mayo che vedendo sparire i loro figli e i loro nipoti non si arresero :Iniziarono a scendere in piazza a sfidare apertamente la dittatura.
E' un libro toccante,che fa meditare,
Altri romanzi scritti da lui sono:
-Niente più niente al mondo
-L'oscura immensità della morte
-Nordest
-Cristiani di Allah
-Perdas de fogu
-Arrivederci amore ciao
-A fiato corto
Tutti da leggere...........
domenica 7 aprile 2013
Le sciarpe della Bibi.
Le sciarpe della Bibi.
Sono entrata dalla porta di servizio perchè su quella principale c'erano di guardia i cani e mi sono trovata direttamente in soggiorno...un panorama magnifico dato che la amica abita in una zona sopra la città.Un panorama magnifico con vista lago vista montagne vista piscina vista pergolato di vigne...ma sopratutto con vista sciarpe...Cosa centrano le sciarpe? direte voi...ma è stato proprio così.Vista sciarpe perchè davanti a me c'era un pavimento tappezzato di sciarpe.Di sciarpe da portare al collo voglio dire...sì. .Ed erano costì perchè la mia amica stava facendo trasloco degli armadi e allora le aveva piazzate lì per cominciare a fare ordine.. alle sciarpe volevo dire.Perciò erano tutte lì per essere catalogate e quindi riposte nei cassetti a seconda...di cosa? ...dei colori forse dei disegni forse della marca forse della grandezza forse dei tessuti no perchè erano tutte rigorosamente caschemir misto seta e tutte della stessa marca-quella non ve la dico-.Ho cominciato a osservarle....non avevo mai visto una collezione simile .(.Sì perchè ovviamente Bibi è una collezionista di un simile orpello) nemmeno in un negozio di abbigliamento.Così le ho aperte una a una...i colori andavano dall'azzurro sbiadito al pervinca all'azzurro polvere al celeste turchino al celeste ottanio.-lei è bionda e l'azzurro è il colore che più le si addice-.Poi c'erano i verdi: dal verde salvia al verde bottiglia al verde loden al verde muschio...poi c'erano i marron dal marron bruciato al marron nutella al marron castagna al marron testa di moro al marron glassè.Poi c'erano i neri...su questo colore poche divagazioni al massimo con dentro qualche fiore pizzuto beige o rosso.Ma poi c'erano quelle con dentro i disegni...e quale disegno ?...i cuori naturalmente !!!Cuori di tutte le razze di tutte le forme di tutti i colori.Ad esempio una sciarpa azzurro pallido con dentro cuori rosa pure loro pallidi una sciarpa nera con dentro dei cuori rossini una sciarpa bluette con dentro dei cuori gialli...poi c'erano quelle con i disegni batik o lavorate a quadri scozzesi...l'ultima era bianchetta e riportava tanti bei cavallini a dondolo...(la mia passione ).Ne ho prese una decina e sono andata a provarmele davanti allo specchio...un incanto...tutte quelle sciarpe erano un magico incanto (si può dire ?) Ho chiesto alla mia amica l'origine di quella sciamannata nonchè dispendiosa sciarpodipendenza..E lei è andata a rovistare nei ricordi della sua infanzia.Di quando in estate in vacanza da sua nonna olandese dato che sua mamma è di Rotterdam,era solita andare a rumegare nei bauli della soffitta che contenevano montagne di pezze colorate.Lei se le cacciava addosso agghindandosi nelle maniere più furibonde. Naturalmente abbiamo anche incominciato a contarle visto che bisognava calcolare lo spazio dove metterle...siamo arrivate a quota ...antasei...è vero acquistate nel corso degli anni....ma erano pur sempre ...antasei !!! E mentre contavamo ha fatto capolino suomaritostefano chiedendoci se avevamo fatto il conto...trentacinque è stata la nostra bugiardissimissima risposta...E la sua : mi sembravano di più. E noi : si vede che non hai occhio...Così si è dileguato quasi un pomeriggio ed io che avevo detto vengo a dare una sbirciata e poi vado.Forse saremmo ancora lì sedute in mezzo a quelle sciarpe se non fosse intervenuto un caso fortuito.-fortuito mica tanto !-..abbiamo sentito uno dei due cani fare dei versi strani ..siamo corse da lui...Si stava mangiando un'etichetta di una sciarpa di quelle che dicono lavare esclusivamente a secco e non riusciva proprio a mandarla giù...meno male !!!!
Ps : questa è una storia vera .
domenica 31 marzo 2013
Giorno di Pasqua fuori porta.
Giorno di Pasqua fuori porta.
Giornata di pasqua fuori porta...si fa per dire...con un tempo furibondo come quello di oggi dove si poteva andare ? noi a dir la verità ,quando aperti gli occhi e tirata su la persiana abbiamo visto il sole...ci siamo agghindati in tenuta da footing...scarpe tempo libero e tuta da jogging...siamo andati a far gli auguri ai vicini di casa o meglio ai loro ospiti inglesi e..australiani.. assieme ai quali abbiamo partecipato alla ricerca delle uova nascoste tra i cespugli del giardino in onore delle loro nipotine Cami e Ari e poi ci siamo incamminati.Era già l'alba delle ore 13...la nostra meta era Torbole cinque kilometri all'andata e cinque al ritorno ma giunti all'altezza di Villa Cian abbiamo guardato su su su verso il cielo.Nubi rabbiose si stavano avvicinando e per di più si era alzata anche un'Ora feroce...che fare ? ci siamo infilati dentro dentro al ristorante Villa Cian voglio dire a abbiamo preso posto.Secondo piano vista lago...davanti a noi in lontananza mille barchette anzi milleduecentoquarantacinque barchette - lo sappiamo dalle iscrizioni alla Rergata-Optimist per la precisione divise in cinque batterie pronte sulla linea di partenza.Ci siamo goduti quello spettacolo più che unico...milleduecentoquarantacinque suorine col vestito bianco tutte in fila..e intanto ci siamo spupazzati il menù ! Niente menù pasquale per fortuna...Sotto il nostro tavolo o meglio in parte al suddetto piazzato il plaidino più ciotolaperl'acqua più pollastrello di plastica per Ulisse che mica potevamo lasciare a casa da solo...è stato un cherubino...Nel frattempo è cominciato a piovere..così vista l'obbligata rinuncia al nostro giro ce la siamo presi con calma e ci siamo sciroppati un pranzo di pesce di tutto rispetto : trenette alle zucchine e gamberetti branzino ai ferri orata ai ferri verdure miste ai ferri il tortino di cioccolato no quello era cotto al forno...ci siamo alzati da tavola che erano le cinque...niente male la nostra passeggiata pasquale no ?!
mercoledì 20 marzo 2013
Piazza delle Erbe
Piazza delle Erbe
Ciao Roberto. Dunque....cercherò di scavare nei miei ricordi perchè in effetti io sono andata via dalla casa di Piazza delle Erbe quando avevo 7 anni per trasferirmi in viale dei Tigli.
Vediamo: P., sì, è diventato un grande nel Basket rivano come pure una delle sue figlie; J., sì, abitava sopra di te all'ultimo piano...poi c'erano i fratelli e le sorelle P. che abitavano in Via Concordia, T. il cui padre conduceva l'albergo Alpino, M. due grandi occhi da cerbiatta che abitava lì vicino, C.. che abitava in via Florida come pure E., A.. che abitava sulla tua stessa Via Maffei. Poi c'erano gli infiltrati cioè quelli che arrivavano da Piazza S.Rocco. Mi ricordo bene di G.. simpaticissimo e buono come il pane che aveva la polio a un braccio: a Natale lui invitava tutti gli amici della piazza a fare il presepe nell'androne della sua casa con l'acqua che scorreva per davvero nei suoi ruscelletti fatti di carta stagnola...e spesso a questa creazione interveniva anche qualche nonno che immancabilmente spostava di posto le statuine dicendo "stà chi la stà meio qua.".... Riguardo ai giochi che facevamo in particolar modo mi ricordo di quelli estivi estivi : ad es. il nascondino.Tutti i ragazzi di P. Erbe si dividevano i 4 bande, ognuna composta da almeno 10 bambini e capitanata da un adulto...in questo momento mi sovviene il nome di uno di loro di cognome faceva B. ed era sempre scalzo. Ci si sparpagliava per la città...vinceva chi riusciva a fare punto sotto i portici davanti al negozio delle Signorine D., che si lamentavano sempre perchè giocando noi davanti alle vetrine impedivamo ai loro clienti di vedere il contenuto delle stesse... Poi mi ricordo di uno sfaccendato che di soprannome faceva Pinguino....mitico milanista...lo facevano bere e poi gli promettevano dei soldi se andava a buttarsi nella fontana..e noi bambini eravamo sempre disperati perchè avevamo paura che si annegasse..e andavamo ad aiutarlo a uscire fuori. Poi mi ricordo..vediamo...se pioveva venivamo a rifugiarci nell'atrio del tuo palazzo che aveva i ciottoli per terra. Me lo ricordo bene perchè proprio cadendo su quei sassi io ho perso l'anello di fidanzamento di mia madre che le avevo sottratto dal cassetto...non era un brillante bensì una modesta acquamarina. Ma a causa di questa mancanza lei volle darmi un castigo esemplare, togliermi dalle lezioni di pianoforte a cui io tenevo tanto....dopo qualche tempo lei si pentì, ma era troppo tardi. Poi mi ricordo del gioco coi cerchietti -tappi delle bibite- che si faceva sugli scalini che dividevano la parte alta da quella bassa della Piazza. Poi mi ricordo della candela accesa e del cestino di arance che si mettevano sulla finestra la sera di S.Lucia...e se non erro un adulto si vestiva per l'appunto da S.Lucia e veniva a suonare ai campanelli delle porte. Poi c'era i gioco della settimana disegnata col gesso sulla piazza ..si saltava da una casella all'altra con una gamba alzata tenendo un sassolino piatto sulla testa che non doveva assolutamente cadere a terra...Non erano male quei tempi, si viveva con più spontaneità senza orpelli ...caro Roberto se verrai da queste parti fammi un pronto ..Andremo insieme a fare un giro nella magica Piazza delle Erbe..! Ciao
Grazie Flavia per avermi aperto una finestra nel passato ormai quasi dimenticato. Nel leggerti mi è venuta la pelle d'oca perchè, improvvisamente, mi sono ricordato come in un film già visto, uno spezzone della mia giovinezza. Complimenti per la minuziosità delle tue descrizioni tanto da farmi apparire nei dettagli il passato che, improvvisamente, mi è sembrato ieri. Estenderò a mia sorella A.quanto da te scritto, certo che anche a lei farà molto piacere, essendo andata via da Riva all'età di 14 anni. Se tu avessi qualche altro ricordo di vita vissuta, mi farebbe molto piacere condividerlo. Un caro saluto, Roberto
Ho voluto riportare qui queste due lettere : la mia era di risposta a un certo Roberto, che mi aveva "individuato" su facebook : lui si ricordava di me perchè abitavamo sulla stessa piazza.Ora lui abita a Roma e mi chiedeva ricordi di quei tempi.Cosi ho fatto:sono andata ad aprire i cassetti della memoria e qualcosa ho trovato..Mi fa piacere pubblicarli perchè in fondo sono storielle del mio vissuto. Ho messo solo le iniziali delle persone nominate per il loro diritto alla privacy.Solo il suo nome è per intero.
giovedì 14 marzo 2013
Un lunedì
Un lunedì.
Ho parcheggiato la macchina in un posto dove non c'era posto e cioè a cavallo di un aiuola e quasi dentro a un cespuglio ...ho preso la valigetta dei libri più borsa contenente i compiti che non ci stavano nella suddetta e sono entrata sparata, anzi sparatissima dalla porta della scuola. Ho saltato a piè pari i bidelli di vedetta in portineria, che quando beccano un pof è finita , per lui voglio dire,perchè hanno sempre da farti firmare le comunicazioni più furibonde, tipo che il giovedì successivo c'è l'incontro con il mediatore linguistico di lingua cinese.C'è qualcuno che vuole aderire ? naturalmente nessuno, ma bisogna firmare lo stesso per "presa visione".Oppure che lo scorso collegio docenti è stato riaggiornato per il pomeriggio.Cè qualcuno che vuole aderire ? Qui c'è poco da discutere : tutti devono aderire.e tutti ma proprio tuttissimi, devono firmare "per presa visione". Quindi quatta quatta ,dato che sono leggermente in ritardo,di due minuti ? di tre minuti ? maledetto quell'orologio che suona sempre in anticipo o forse è il mio che segna in ritardo ?,salgo le due rampe di scale mangiandomi i gradini a due a due e meno male che non mi vede nessuno,perchè sono tutti già in classe ed io mi vergognerei farmi vedere o meglio farmi sentire' col fiatone. Supero il ceck point della Pia, miticasuperbidella del primo piano scala A , che per l'ennesima volta ti dice: la sua classe prof, la sua classe prof, ieri ha lasciato l'aula piena di cartine per terra e poi anche i libri sotto i banchi....e sono stata buona che non glieli ho ritirati,erchè altrimenti il Berti e l'Andreoli si beccavano la terza multa in questo mese...,Superata questa barriera- dicevo-mi affretto, anzi pattino su per il corridoio e finalmente riesco a fiondarmi in prima F.E cosa trovo ? la solita orda di fanciulli e fanciulle assiepati alla cattedra pronti con le giustificazioni del lunedì ..Sì, perchè quel giorno è lunedì e il lunedì è il giorno più difficile della settimana per gli studenti (ma anche per noi insegnanti se è per quello)....
-Prof io oggi dovevo essere interrogato in storia, ma mia mamma non ha sentito la sveglia e così non mi ha chiamato per ripassare e così non sono pronto.Mi sposta l'interrogazione prof ?
-Ah sì ?
-Prof io i compiti li ho fatti glielo giuro,ma sono rimasti a casa di mio papà, perchè domenica era il turno di mia mamma..e quando gli ho telefonato per dirglielo, lui mi ha detto che non me li portava perchè mi stava giusto bene che prendessi una nota per colpa di mia mamma- sua ex moglie che aveva voluto separarsi-
-Ah sì ?
-Prof io invece li ho dimenticati nella macchina di mia mamma, perchè non mi sono ricordato che oggi era il turno di mio papà e mi ha portato a scuola lui.
-Ah sì ?
-Prof io il tema l'avevo fatto, eccome se l'avevo fatto,lo può chiedere a mio fratello che mi ha aiutato, ma adesso non lo trovo più.
E ti credo-dice una vocina angiolesca dal fondo della classe-l'hai fatto sul mio quaderno...ecco di chi era la scrittura...
-Prof io non l'ho proprio fatto, perchè non sapevo cosa scrivere perchè col titolo "Le cose che più spesso i genitori vi rimproverano",io di cose ne avevo da dire troppe e così ci ho rinunciato .
Ah sì ?
Bene ragazzi- parlo finalmente io-ed ora incominciamo la lezione.Tirate fuori il testo di grammatica. Facciamo per prima la materia che più vi pesa-si fa per dire perchè alle mie creature tutte le materie pesano più di un quintale e mezzo-.
E così ho aperto la mia valigetta e ho preso il testo.
toc toc
-Sì ? entri pure.Era l'intermediaria linguistica che veniva a portarsi via- nel senso che lei ha un'aula speciale- i due ragazzini che non conoscono la lingua italiana e cioè un tunisino e un bielorusso...
toc toc
-Sì ? entri pure.Era 'insegnante di sostegno che era venuta a portarsi via- perchè pure lei ha un'aula speciale- i due ragazzini con difficoltà di apprendimento..
E ritoc
-Sì, ? si accomodi pure.Era l'insegnante di appoggio allo studente pakistano cieco che ha bisogno che le lezioni siano scritte tutte in braille..
E ritoc Era la Piabidella che veniva a prendere le presenze alla mensa..
.......... così iniziava la prima ora di tutti i santi lunedì....
PS : questa è una storia assolutamente vera...
mercoledì 6 marzo 2013
At night..............
At night..............
.."At night the great shrine is lit but often empty.Standing betwen marble colums,I read the Gettiìysburg Address and the second Inaugural Address .I look out over the Reflecting Pool,imagining the crowd stilled by Dr King's mighty cadence,and them beyond that,to the floodlit obelisk and shining Capitol dome.
.And in that place,I think about America and those who built it.This nation's founders,who somehow rose above petty ambitions and narrow calculations to imagine a nation unfurling across a continent.And those like Lincoln and King,who ultimately laid down their lives in the service of perfecting an imperfect union.And all the faceless,nameless men and women,slaves and soldiers and tailors and butchers,constructing lives for themselves and their children and grandchildren,brick by brik,rail by rail,calloused hand by calloused hand,to fill in the lanscape of our collective dreams.
It is that process I wisch to be a part of.
My heart is filled with love for this country."
Queste dieci righe altro non sono che le ultime dieci righe del discorso tenuto davanti al Congresso-in funzione delle imminenti elezioni- da Barrak Obama nell'ottobre del 2008 discorso poi pubblicato nel suo libro "The audacity of Hope"- E fin qui non ci sarebbe niente di male anzi.Sapere cosa pensano gli altri è sempre interessante.Ma il male invece è pensare di far imparare codeste righe a memoria ai propri studenti che oramai di memoria hanno solo quella lunga-sono passati i tempi degli interi canti dell'Inferno !- magica idea del prof americano d'inglese Kevin tempo una settimana. E così a casa nostra è incominciato il tormentone...Bisognava subito scannerizzare e quindi ingrandire e quindi stampare e quindi quadrupilcare il suddetto pezzo di discorso.Quadruplicare sì perchè di queste quattro copie,una andava appesa in cucina,sopra il tavolo così la mattina mentre facevi colazione subito potevi immergerti nell'american dream.Una andava appesa sullo specchio del bagno,si sa mai che mentre ti lavavi i denti ti venisse la voglia di rinforzare il sopraddetto american dream.Una andava appesa sopra il computer così quando andavi a rispondere alla posta una sbirciatina al foglione la potevi anche dare.E infine una copia,"peripatetica" cioè una che ti mettevi in borsa e te la tiravi dietro ovunque tu dovessi andare perchè due minuti liberi tra una spesa e l'altra li trovi sempre.Così tanto per essere chiari finora sono passati cinque giorni ma di dream americano nemmeno un'ombrina !.O meglio sì,ho ripetuto davanti a Ettore che non sa l'inglese e che mi guardava stranito ogni volta che aprivo bocca,ho ripetuto davanti a Josephine che mi ascoltava basita non capendo cosa le comandavo di fare-Josephine è la Gatta di casa e a malapena capisce l'italiano-e ho ripetuto anche davanti allo specchio che poveretto non poteva batter ciglio.Ho ripetuto sì ma solo oggi che è il quinto giorno va decisamente meglio.Riesco a recitare almeno quattro righe senza cuccare sul foglio....ancora un pò di esercizio e dopodomani sarò prontissima per l'interrogazione.Almeno I hope...this is my italian dream....
Ps: questa è una storia vera.
.....
.."At night the great shrine is lit but often empty.Standing betwen marble colums,I read the Gettiìysburg Address and the second Inaugural Address .I look out over the Reflecting Pool,imagining the crowd stilled by Dr King's mighty cadence,and them beyond that,to the floodlit obelisk and shining Capitol dome.
.And in that place,I think about America and those who built it.This nation's founders,who somehow rose above petty ambitions and narrow calculations to imagine a nation unfurling across a continent.And those like Lincoln and King,who ultimately laid down their lives in the service of perfecting an imperfect union.And all the faceless,nameless men and women,slaves and soldiers and tailors and butchers,constructing lives for themselves and their children and grandchildren,brick by brik,rail by rail,calloused hand by calloused hand,to fill in the lanscape of our collective dreams.
It is that process I wisch to be a part of.
My heart is filled with love for this country."
Queste dieci righe altro non sono che le ultime dieci righe del discorso tenuto davanti al Congresso-in funzione delle imminenti elezioni- da Barrak Obama nell'ottobre del 2008 discorso poi pubblicato nel suo libro "The audacity of Hope"- E fin qui non ci sarebbe niente di male anzi.Sapere cosa pensano gli altri è sempre interessante.Ma il male invece è pensare di far imparare codeste righe a memoria ai propri studenti che oramai di memoria hanno solo quella lunga-sono passati i tempi degli interi canti dell'Inferno !- magica idea del prof americano d'inglese Kevin tempo una settimana. E così a casa nostra è incominciato il tormentone...Bisognava subito scannerizzare e quindi ingrandire e quindi stampare e quindi quadrupilcare il suddetto pezzo di discorso.Quadruplicare sì perchè di queste quattro copie,una andava appesa in cucina,sopra il tavolo così la mattina mentre facevi colazione subito potevi immergerti nell'american dream.Una andava appesa sullo specchio del bagno,si sa mai che mentre ti lavavi i denti ti venisse la voglia di rinforzare il sopraddetto american dream.Una andava appesa sopra il computer così quando andavi a rispondere alla posta una sbirciatina al foglione la potevi anche dare.E infine una copia,"peripatetica" cioè una che ti mettevi in borsa e te la tiravi dietro ovunque tu dovessi andare perchè due minuti liberi tra una spesa e l'altra li trovi sempre.Così tanto per essere chiari finora sono passati cinque giorni ma di dream americano nemmeno un'ombrina !.O meglio sì,ho ripetuto davanti a Ettore che non sa l'inglese e che mi guardava stranito ogni volta che aprivo bocca,ho ripetuto davanti a Josephine che mi ascoltava basita non capendo cosa le comandavo di fare-Josephine è la Gatta di casa e a malapena capisce l'italiano-e ho ripetuto anche davanti allo specchio che poveretto non poteva batter ciglio.Ho ripetuto sì ma solo oggi che è il quinto giorno va decisamente meglio.Riesco a recitare almeno quattro righe senza cuccare sul foglio....ancora un pò di esercizio e dopodomani sarò prontissima per l'interrogazione.Almeno I hope...this is my italian dream....
Ps: questa è una storia vera.
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