mercoledì 8 gennaio 2014

Un lunedì.

Un lunedì.

Ho parcheggiato  la macchina in un posto dove non c'era posto e cioè a cavallo di un aiuola e quasi dentro a un cespuglio ...ho preso la valigetta dei libri più borsa contenente i compiti che non ci stavano nella suddetta e sono entrata sparata, anzi sparatissima dalla porta della scuola. Ho saltato a piè pari i bidelli di vedetta in portineria che quando beccano un pof è finita , per lui voglio dire,perchè hanno sempre da farti firmare le comunicazioni più furibonde, tipo che il giovedì successivo c'è l'incontro con il mediatore linguistico di lingua cinese.Cinese !? C'è qualcuno che vuole aderire ? naturalmente nessuno, ma bisogna firmare lo stesso per "presa visione".Oppure che quel farlocco collegio docenti scorso è stato riaggiornato per il pomeriggio.Cè qualche mentecatto che vuole aderire ? Qui c'è poco da discutere : tutti devono aderire.e tutti ma proprio tuttissimi, devono firmare "per presa visione". Quindi quatta quatta ,dato che sono leggermente in ritardo,di due minuti ? di tre minuti ? fottutissimo quell'orologio che suona sempre in anticipo o forse è il mio che segna in ritardo ?,salgo le due rampe di scale mangiandomi  i  gradini a due a due e meno male che non mi vede nessuno,perchè sono tutti già in classe ed io mi vergognerei farmi vedere o meglio farmi sentire' col fiatone. Supero il ceck point della Pia supermiticabidella  del primo piano, scala A , che per l'ennesima volta ti dice:  la sua classe prof,  la sua classe prof,  ieri ha lasciato l'aula piena di merdosissime cartine per terra e poi anche i libri sotto i banchi....e sono stata clemente che non glieli ho ritirati,perchè altrimenti il Berti e l'Andreoli si beccavano la terza multa in questo mese...,superata questa barriera- dicevo-mi affretto, anzi pattino su per il corridoio e finalmente riesco a fiondarmi in prima F.E cosa trovo ? la solita orda di fanciulli e fanciulle ,quelli più coglionazzi ,assiepati alla cattedra pronti con le giustificazioni più sciroccate del lunedì ..Sì, perchè quel giorno è lunedì e il lunedì è il giorno più cazzuto della settimana per gli studenti (ma anche per noi insegnanti se è per quello)....
-Prof io oggi dovevo essere interrogato in storia, ma mia mamma non ha sentito la sveglia e così non mi ha chiamato per ripassare e così non sono pronto.Mi sposta l'interrogazione prof ?
-Ah sì ?
-Prof io i compiti li ho fatti glielo giuro,ma sono rimasti a casa di mio papà, perchè domenica era il turno di mia mamma..e quando gli ho telefonato per dirglielo lui mi ha detto che non me li portava perchè mi stava giusto bene che prendessi una nota per colpa di mia mamma- sua ex moglie che aveva voluto separarsi-
-Ah sì ?
-Prof io invece li  ho dimenticati nella macchina di mia mamma, perchè non mi sono ricordato che oggi era il turno di mio papà e mi ha portato a scuola lui.
-Ah sì ?
-Prof io il tema l'avevo fatto, eccome se l'avevo fatto,lo può chiedere a mio fratello che mi ha aiutato ma adesso non lo trovo più.
E ti credo-dice una vocina angiolesca dal fondo della classe-l'hai fatto sul mio quaderno...ecco di chi era la scrittura...
-Prof io non l'ho proprio fatto, perchè non sapevo cosa scrivere perchè col titolo "Le cose che più spesso i genitori vi rimproverano",io di cose ne avevo da dire troppe e così ci ho rinunciato .

Ah sì ?
Bene ragazzi- parlo finalmente io-ed ora incominciamo la lezione.Tirate fuori il testo di grammatica. Facciamo per prima la materia che più vi pesa-si fa per dire- perchè alle mie dolcissime creature tutte le materie pesano più di un quintale e mezzo-.
E così ho aperto la mia valigetta e ho preso il testo.
toc toc
-Sì ? entri pure.Era l'intermediaria linguistica che veniva a portarsi via- nel senso che lei ha un'aula speciale- i due ragazzini che non conoscono la lingua italiana e cioè un cinesino e un bielorusso...
toc toc
-Sì ? entri pure.Era 'insegnante di sostegno che era venuta a portarsi via- perchè pure lei ha un'aula speciale- i due ragazzini con difficoltà di apprendimento..
E ritoc
-Sì, ? si accomodi pure.Era l'insegnante di appoggio allo studente pakistano cieco che ha bisogno che le lezioni siano scritte tutte in braille..
E ritoc   Era la Piabidella che veniva a prendere le presenze alla mensa..
.......... così iniziava la prima ora di tutti i santi,strasanti lunedì....

PS : questo è un pezzo pubblicato l'anno scorso,ma lo ripropongo perchè mi piace.

domenica 5 gennaio 2014

La scortista


Lei di manie ne ha tante, ma la più imperiosa è una sola : quella di fare scorte.
Scorte di tutto. Come se dovesse scoppiare la terza guerra mondiale da un momento all’altro.
Perciò la sua missione furibonda quotidiana è quella di controllare depliant del Poli, della Coop, della Lidl, dell’Orvea-per scorte alimentari- dell’Upim ,dei Magazzini Malfer,della Benetton,e di Intimissimi-per scorte vestiarie.  Naturalmente solo mutande magliette, calzini e babbucce e tute da ginnastica., Perché per la guerra non servono vestiti !
Ci sono offerte speciali ,anzi specialissime di pelati Cirio ? Via con l’acquisto di 85 vasetti di pomodoro. Ci sono offerte di tonno Maruzzella ? Via con 65 scatolette di tonno. Ci sono offerte di pasta Barilla ? Via con 175 pacchetti di pasta. Ci sono offerte di  borlotti Montebello?  Via con 55 barattoli di fagioli.(Ha la mania del 5 chissaperchè) E così con biscotti Oro Saiwa,  fette biscottate del Mulino Bianco, cetrioli della Zuccato, con capperi, con maionese, caffè ,zucchero, sale, olio di oliva e di semi ,farina bianca e quella per polenta, budini, cioccolata, marmellata, eccetera eccetera.
Generi alimentari,- di primissima necessità come dice lei,- che  stiva forsennatamente nel bagagliaio della sua Tipo, e quando quello è debordante, incomincia ad occupare il sedile dietro e poi quello davanti. Anzi  per far meglio ha fatto togliere perfino quest’ultimo, così c’è più spazio ! Poi tocca a suo marito incazzato nero, scaricare tutta ‘sta fottutissima merce, e portarla in casa. Anzi no, in cantina, non in casa perché quella è già rigurgitante di generi alimentari –Ha comprato perfino il secondo frigo-. Riguardo alla biancheria invece i sacchetti di mutande, magliette e calzini, occupano poco posto, così li ripone religiosamente in scatole fiorate che custodisce sotto il letto.
E poi ci sono le medicine .Come si fa a stare in guerra senza le medicine ? Quindi via con aspirine,tachipirine,toreadol,voltaren,buscopan,ratacand,orudis,levoxacin,moment,pulmilene,spasmodil,
pasaden,  spasmomen,  enterogermina, plasil e pure il sanax. Non si sa mai che durante un bombardamento aereo le venga un attacco di panico. Quindi cerotti, bende, fasce, eccetera  eccetera. Ma su quelle non ci sono gli sconti. E allora ci deve pagare il tichet !
E  la sua mania diventa compulsiva con il contenuto sbarluccicante delle vetrine di Lorenzi, negozio di oggetti da regalo di Rovereto, subito dopo Natale. Perchè il suddetto ,passate le feste, c omincia a fare le svendite. E allora via con lampade,  corone portacandele, tazze ricordo, vasi portafiori, angioletti,  Babbi Natalini vari, eccetera eccetera. Ma quelli non vengono portati in cantina, bensì messi in bella mostra sopra i mobili di casa, che diventano a sua volta delle vetrine tremebonde.Tra questi oggetti, il più fuor di testa  è una fontanella di pietra con dentro dei pesciolini rossi. Ebbene lei si aggiudicò anche quella e se la piazzò rigorosamente in bagno ! Facendo incazzare ancor di più suo marito, perché quando apre la porta ci va a sbattere sistematicamente contro.
Lei di professione fa  la prof di inglese, e i suoi alunni l’adorano. Perché è precisa, possiede un’ottima pronuncia, è autorevole  ma nello stesso tempo comprensiva. A parte quando le sue creature le fanno girano i coglioni …allora va giù di brutto con prove, provette e interrogazioni a razzo.!  E’ forte nei detti inglesi, uno l’ho imparato anch’io : it rains dogs und cats (piove a catinelle). Mi ricordo di un fatto  accaduto molti anni fa .Io ero arrivata da poco alle Scipio Sighele, e prima della festa dei Morti, in entrata  della scuola trovai una grande zucca, in cui erano ritagliati gli occhi, la bocca e il naso. E dentro vi era posizionata una candela accesa ! Io chiesi subito ai bidelli chi era quel mentecatto che si era permesso di creare quella stronzata, e loro mi risposero che era stata la prof di inglese…così scoprii che in GranBretagna  si festeggiava  Hallowin ! (ma chi era ‘sto Hallowin?).
Quando si doveva uscire poi per una cena “socializzante” della scuola, lei che solitamente si vestiva in modo sobrio, oserei dire monacale, si agghindava come una sgarzellina in a fashion way  :
calze nere con strass, tacchi a spillo, maglietta scollacciata,  bagno di profumo Just Cavalli…lasciando tutti a bocca aperta.
Ma il mese scorso, suo figlio Amedeo, ha messo su casa con la sua morosa e se ne è andato via. La prof ne ha fatto una tragedia,,ma poi ci ha riflettuto ben bene...ciò significava che nell'appartamento si sarebbe liberarata una stanza....quello che ci voleva per stivarci nuove scorte !!!!
E si fregò le mani.... 
Adesso potevano venire anche due guerre...lei era pronta.

Nb: questa è la storia vera di una mia collega .Lei insegna ancora.

martedì 17 dicembre 2013

La colazione dei canottieri

La colazione dei canottieri.

Era la volta dei formaggi : sul tagliere erano posizionati un eccellente Roquefort, un superbo Camenbert e una piccola formina di Caprice de Deux… quando si sentì bussare violentemente alla porta. Paul pensò subito che fosse qualcuno che stava sbagliando piano o indirizzo, ma visto che quel sciamannato non voleva desistere, si alzò incazzato e andò ad aprire… macché sciamannato, questa era una sciamannata. Entrò di corsa come una furia, si avvicinò al tavolo e cominciò a urlare (.Indovinate contro chi !) “Ehi tu bellimbusto. Altro che riunione degli avvocati del cazzo ! Sei venuto qui a pescare un’altra sgualdrinella. Alza quel culo e seguimi. Ti do due minuti di tempo”. Il marito diventato paonazzo di un colore tendente al viola cardinale, di fronte alla moglie non disse neanche un amen. Si alzò, ricuperò giacca e cilindro e la seguì. La dolce signora uscì sbattendo tacchi e anche la porta.
E dicono che giù per le scale lei prendesse a  pesanti ombrellate il fedifrago marito…

Era un giorno afoso di agosto, ma gli amici Gustavo, Pierre, Paul ed Eugene, non desistettero.: il giro in canoa era stato programmato dalla domenica precedente. Presero i loro remi e ognuno si posizionò  nella propria. E incominciarono a vogare.
Intorno, lungo le rive del fiume, cespugli di lavanda, giaggioli, i cui semi portati dal vento da chissàdove, frinii di grilli e di cicale che con quel caldo cantavano impazzite. Ogni tanto, in qualche insenatura, si poteva scorgere  qualche piccolo di anitra dimenticato dalla madre. E nell’aria un profumo di rose selvatiche…
I quattro compagni continuavano a vogare, ma ad un tratto il giro tranquillo e pacifico, si tramutò in gara: il primo che arrivava sotto il ponte doveva pagare il pranzo agli altri. Pierre era in prima posizione, Gustavo lo superò velocemente, guadagnò terreno anche Paul, che essendo il più forzuto dava dentro nei remi con più vigore. A Eugene invece non piaceva competere, perciò se la prese con calma, anzi lui il fiume lo navigò a zig zag, e quindi altro che ultimo ! Tagliò  il traguardo Paul, che con le sue remate veloci -sembrava Caron demonio dagli occhi di sbragia ! - seminò gli altri due. Tornarono indietro fischiettando e  giunti al Circolo, tirarono fuori dall’acqua le canoe  depositandole sui sassi. Erano sudati marci e avevano  bisogno immediato di bere qualcosa  di fresco. Salirono quindi la scaletta e raggiunsero  il balcone che dava sul fiume. A dir la verità, più che un balcone era una terrazza, posto che fungeva da piccolo ristorante per il Circolo Canottieri per l’appunto. Sotto di essa due piante di glicini, i cui rami si inerpicavano lungo i bastoni che sorreggevano la grande tenda bianca a righe gialle. Furono accolti da un breve battimano…  E scorsero Aline, Ellen, Alphonsine e Angele, sedute a una tavola degnamente imbandita… questa sì che era una sorpresa. ! Si sedettero : Pierre prese subito una bottiglia di vino bianco  e portandola verso l’alto “Brindo alla vittoria dell’amico Paul”-esclamò ridacchiando. E riempì i bicchieri di tutti. Ma  con pronta risposta Ellen: “Grazie bel giovine, ma a dir la verità noi abbiamo più fame che sete”. E si mise a tagliare una baguette  a pezzi, poi ne tagliò un'altra e poi un'altra ancora e distribuì i pezzi di pane agli  amici : passò poi il vassoio del prosciutto, del salame e il piatto del burro salato. I meloni erano ancora intonsi e a questi provvide il buon Gustavo, che li tagliò a spicchi e dopo aver tolto i semi depose due fettine nel piatto di ciascuno.
Le fanciulle erano tutte ben agghindate  nonostante il caldo: gonne lunghe, giacchettine leggere da cui uscivano camicie bianche con colli inamidati e merlettati e sul capo deliziosi cappellini color pastello, che ben risaltavano a confronto di quelli portati dagli uomini: i loro cappelli di paglia assomigliavano a quelli dei  gondolieri di Venezia ! La più sfacciatamente vestita era comunque Ellen, dotata di una scollatura da far voglia anche a un morto! Dicevano che di professione facesse l’attrice, ma chi si era ben informato aveva invece scoperto che faceva la ballerina in un localino di mal affare. Non apparteneva proprio al giro delle amiche qui convenute, ma ogni tanto riusciva ad appiccicarsi a loro. Il suo scopo era lungimirante: lì infatti al Circolo era solito bazzicare anche l’avvocato Barbier, che seppur sposato aveva la fama di libertino e lei doveva assolutamente imbarcarselo. Negli ultimi tempi era a corto di danaro e forse sarebbe riuscita a scucirgli qualche bel franco ! E infatti quel giorno lui era proprio lì, vestito di tutto punto: giacca e cilindro nero.  Dopo qualche esitazione si unì anche lui all’allegra tavolata e si mise a sedere proprio vicino a Ellen. Ci fu un denso parlottio intramezzato da piccole educate risate, quello delle donne, un po’ più sguaiato quello dei maschi.
A un certo punto si alzò in piedi Pierre: ”Signori qui presenti, io vorrei permettermi di brindare anche a qualcosa d’altro …e precisamente a un fidanzamento…” Le ragazze si guardarono in faccia l’una con l’altra… Che scherzo stava combinando quel babbeo ? Però  osservando bene, una sola di loro diventò rossa…”E precisamente  la qui presente Aline diventerà la giovane sposa del nostro Paul …eh lo sapevo che questa era una notizia inedita, ma ho chiesto il premesso per comunicarvelo. Lui non aveva il coraggio “.
Le amiche avrebbero voluto andare ad abbracciare Aline, ma non poterono: Sophie, la cagnolina che lei teneva in braccio cominciò a ringhiare…” Garcòn, portaci una bottiglia di Veuve Clicquot bello fresco. Offro io, dato che sarò uno dei testimoni”. Furono riempiti i bicchieri di tutti e quindi alzandosi di nuovo in piedi, ”Congratulazioni, evviva gli sposi  !“.
“E adesso proporrei una cosa: stasera tutti da Paul per una buon piatto di spaghetti. Fatti all’italiana però!”
Nel tardo pomeriggio a Schatou  cominciò a piovere ,di una pioggerellina fine, tipica dei temporali estivi. La sera  l’allegra comitiva si trovò  sotto il portone; per ultimo si aggiunse a loro anche l’avvocato! Insieme salirono le scale. L’ospite abitava al quarto piano e giunsero in cima col fiatone : gli uomini portavano in mano  una bottiglia di vino ciascuno, anzi no Gustavo portava un pacchettino che emanava uno strano odore, Angele un cestino di uva bianca, Ellen  una sporta di tela con dentro le baguette, Alphonsine un piccolo dolce di mele fatto da lei conservato in una scatola, mentre Aline doveva solo preoccuparsi  di  non far cadere Sophie dal braccio !
Entrarono: tele dappertutto, pennelli e  vasi di colore a terra…un vero casino. Pierre  non poté fare a meno di dire :”Olalà ragazzo, non penso che quando sarete sposati, Aline ti permetterà tutto ‘sto disordine.” Apparecchiarono la tavola, ma quando   misero le sedie si accorsero che ne mancavano due, così andarono a recuperare i due sgabelli che Paul utilizzava per dipingere. Pierre cucinò gli spaghetti  che condì con pomodori crudi e basilico. Ciascuno ne mangiò un piatto abbondante, a parte Ellen che faceva la schifiltosa pensando alla linea. Lei però non si risparmiò sul vino. Doveva pur far modo che anche l’avvocato bevesse…



NB: questa è una,mia libera interpretazione del quadro di Renoir "La colazione dei canottieri".





mercoledì 4 dicembre 2013

Quando il vento soffia.

Quando il vento soffia.


Sbucò dalle coperte che erano le sette. Un po' presto, visto che lei doveva andare a scuola per la seconda ora. Ma era sempre così:  quando apriva gli occhi meglio alzarsi subito. Odiava poltrire nel letto e poi lei a scuola voleva arrivare in anticipo. Per rispetto alla scuola stessa-diceva sempre-.
Salì sulla sua Punto che aveva 20 anni e che registrava sì e no 100.000 km. Parcheggiò nel piazzale al posto n. 15 (e guai se qualcuno osava occuparlo, doveva restare libero anche nel suo giorno libero), e varcò il portone. Per arrivare al terzo piano prese l'ascensore. Anzi no, salì a piedi, perché secondo lei quel "trabiccolo" era una vera trappola per topi. Infatti poteva accadere benissimo che mentre c'era dentro saltasse la luce...e allora ? allora lei sarebbe rimasta chiusa al buio, e nessuno avrebbe sentito le sue grida, ( e anche se le avesse sentite avrebbe fatto finta di non sentirle -sempre secondo lei-).
Transitò in sala professori a depositare il suo pastrano rigorosamente blu, come blu erano le sue scarpe, blu il suo maglione e blu i suoi calzoni.  Aprì l'armadietto e tirò fuori due cose : il suo registro e il suo tablet, anzi non suo, ma  in comodato. Si mise i due oggetti sotto il braccio, cioè infilò il tablet dentro il registro e cominciò a pattinare su per il corridoio. Dalla 2B usciva un chiasso furibondo…si affacciò alla porta...diabolica magia...tutti i fanciulli, anzi tuttissimi, si ammutolirono e presero posto nei loro banchi.
(anzi fecero di meglio ! uno si tolse il berretto e l'altro gli occhiali da sole).
Meglio stare in campana con la Martinelli ! Prof di matematica del corsoB.
Raggiunse quindi la sua classe,  la 3B, e lì,  prima di entrare, attese qualche secondo... come i razzi, tutti i gli alunni raggiunsero le loro postazioni, piazzandosi in piedi  a sinistra del banco. Allora lei si degnò di entrare, e dicendo "seduti" si piazzò alla cattedra.
Fuori stava tirando un vento sciamannato, così sciamannato da far piegare i rami anche del  faggio posizionato davanti alla finestra. .E poi la domenica, cioè il giorno prima, l' Inter aveva perso ignominiosamente giocando con l'ultima sfigata in classifica...E le cose che la Martinelli proprio non riusciva a sopportare, anzi che le facevano girare i coglioni a elica erano due:  il vento e la sconfitta della squadra del cuore. Quel giorno le due variabili si erano accoppiate e allora...cazzi acidi!
Infatti dopo pochi minuti sentenziò: "Oggi ragazzi facciamo una bella provetta sulle ultime due lezioni". In aula ci fu il panico. Giovanni, il capoclasse, provò timidamente a dire che non era giusto,  perché per un tema dovevano essere avvisati prima. Ma la prof. Martinelli, per tutta risposta : "Ah sì ? E chi comanda qui ?  E allora Giovanni vai all'armadio, prendi i fogli di protocollo e distribuiscili". E lei si portò alla lavagna a scrivere la consegna:  "Le progressioni geometriche ".
Quando i ragazzi alla fine dell'ora depositarono i fogli sulla cattedra, notò che alcuni erano in bianco. Peggio per loro-pensò- E qui venne il bello. Perché prima di uscire dalla classe doveva scrivere sul tablet -novità assoluta di quell'anno- la lezione svolta e le assenze. Sul primo compito non c'erano problemi, ma sulla seconda andò in panico. Il prof della prima ora si era dimenticato di segnare l'assenza di un ragazzo e adesso come fare? Il tablet era un marchingegno infernale, per lei che odiava la moderna tecnologia. Dunque, la cosa non era molto semplice, perché il programma del tablet non prevedeva l'aggiunta di un'assenza la seconda ora; questa andava scritta alla prima ora, a meno che questo ragazzo non fosse uscito alla fine della prima. Ma non era così. Dunque bisognava  presupporre che il ragazzo in questione fosse arrivato prima della prima ora e poi avesse chiesto di uscire. Era mai possibile? Un vero casino! Così in effetti era giustificata la sua assenza. Ma a questo si aggiungeva anche il fatto che il tablet al terzo piano non riuscisse ad agganciarsi al server, così bisognava fare molti tentativi. Provare ad andare verso la finestra, ma non funzionava, provare ad alzare il tablet verso l'alto -qualche prof saliva addirittura sulla sedia- ma niente da fare... ecco invece dove funzionava perfettamente :  sopra il bidone dell'immondizia posizionato sulla scale. E infatti qui, alla fine di ogni ora, convergevano tutti i prof del terzo piano. Malandrina tecnologia!
L’ora successiva andò a a fare lezione in 4B, e qui successe la stessa pantomima di prima…andò alla lavagna e scrisse la consegna : “Calcolo delle probabilità. Parlatene”. Poi le toccò la 5B .Ma qui di tema non se ne poteva  parlare proprio,  perché glielo aveva fatto fare la settimana precedente ,e per di più non aveva ancora portato i temi corretti -a dir la verità ne aveva guardato solo la metà e poi si era rifiutata di andare avanti : erano risultati un vero fottutissimo schifezzo – ‘Sti remenghi debosciati non avevano proprio voglia di studiare !
Se Dio volle giunse anche la fine delle lezioni: erano esattamente le tredici e un quarto. Passò dalla sala dei Prof, raccolse il suo pastrano e depositò registro e tablet nel suo armadietto,  anzi no il registro se lo infilò nella borsa, caso mai non le venisse la voglia di “ “aggiustarlo un po’”. Quindi prese le scale e qui incontrò la Zinetti,  insegnante di diritto che le disse che di quella 3B non ne poteva proprio più. I ragazzi non studiavano un cavolo.    Aveva pure convocati i genitori, ma di venti alunni se ne erano presentati alle udienze solo cinque ! La Giacopini  di economia aziendale affondò il dito nella piaga : lei non solo non aveva visto i genitori, ma se per quello nemmeno gli alunni, perché nell’ultima settimana erano andati in marina almeno una decina di mentecatti.
La prof. Martinelli  uscì  quindi sul piazzale, e qui tre colleghe le chiesero se voleva aggiungersi a loro per andare in mensa. “Ma voi siete fuori !”, replicò subito. Perché lei non sarebbe entrata in un mensa neanche morta. E i motivi erano due: primo lei era vegetariana e non aveva nessuna intenzione di ingurgitare brasatini merdosi o cosciette di polli allevati ad antibiotici puri,  secondo, in mensa c’era troppo chiasso e a lei che c’era andata una sola volta,  era sembrato di stare nel terzo girone dell’inferno (quello dei golosi).
Salì sulla suo Punto e prese la strada di casa. Mangiò una bella minestrina e una frittatina di uova e poi pensò di farsi una sana pennichella. Quella giornata di scuola l’aveva stravolta e  i calcoli le uscivano dalle orecchie. Si spatasciò sul divano. Ma dopo dieci minuti suonò il telefono. Cacchio (lei è molto educata !) si era appena addormentata! Non aveva nessuna voglia di rispondere, ma prese su la cornetta in automatico….era la Eldabidella che l'avvisava che i colleghi la stavano aspettando..c'era il dipartimento di matematica....Ma questa è farneticante pensò. E controllò velocissimamente l'agenda: cacchio era proprio vero...lei se l'era dimenticato ! Agguantò il suo pastrano,salì sulla Punto e si avviò di razzo verso quella cacchiuta di scuola ! 
Ehh, dura la vita dei prof  di matematica ! Ma anche di tutti gli altri, se è per quello.


PS:Questa è una prof che esiste veramente .E' stata la mia compagna di banco del liceo per cinque anni. ( a scuola era un geniaccio !). E lei non molla. Insegna ancora.



















Quando il tempo cambia.

Quando il tempo cambia.


Si tirò giù dal letto in ritardo come al solito anche se aveva la seconda ora e come al solito lasciò mutande, calzini, camicia sparsi dappertutto, ma per fortuna quello era uno dei due giorni alla settimana in cui arrivava Ida la colf. Salì sulla sua Polo che aveva ormai 10 anni  e che  registrava 190 mila km. Ma con lo stipendio di un professore c'era poco da comprare. Parcheggiò alla bell'e meglio nel piazzale della scuola e si fiondò su per le scale, facendo gli scalini a due a due. Per arrivare al terzo piano c'era l'ascensore.Ma chi lo se lo pigliava quello? Ci aveva provato più volte, ma quando cominciava a salire, chissà perché lo prendeva improvvisamente una paura che gli toglieva il respiro, tanto che l'ultima volta aveva dovuto scendere assolutamente al primo piano e proseguire a piedi. Giunse al corridoio e si piazzò davanti alla porta della quarta B, la sua classe. Diede una sbirciata dentro e vide il solito putiferio. Ragazzi che erano affacciati alla finestra, altri che leggevano la gazzetta, altri attaccati al cellulare. Appena che videro il prof. Boccelli insegnante di economia aziendale, presero posto come razzi ai loro banchi. Fuori stava cambiando il tempo: il cielo era nuvoloso e prometteva pioggia. Brutt'affare. Perché il prof, che era un meteoropatico per eccellenza, sarebbe stato di pessimo umore. E infatti  come prima cosa fece togliere il berretto a un ragazzo e poi all'altro fece togliere gli occhiali da sole. E poi sentenziò "oggi ragazzi facciamo una bella provetta sulle ultime due lezioni". Ci fu il panico in aula. Si alzò Giovanni il capo classe e timidamente disse che non era d'accordo, perché per il tema dovevano essere avvisati prima. Ma il prof Boccelli di tutta risposta: "Chi comanda qui? Io! E allora Giovanni vai all'armadio, prendi i fogli di protocollo e distribuiscili". E lui si portò alla lavagna a scrivere la consegna "I l reddito d' impresa, concetti essenziali..."
Quando gli alunni alla fine dell'ora depositarono i fogli sulla cattedra notò che alcuni erano in bianco. Peggio per loro- pensò- anche se la lui dispiaceva un pò, perchè nonostante la sua burberia, amava molto i suoi ragazzi.  E qui venne il bello. Perché prima di uscire dalla classe doveva scrivere sul tablet -novità assoluta di quell'anno- la lezione svolta e le assenze.Sul primo compito non c'erano problemi, ma sulla seconda andò in panico. Il prof della prima ora si era dimenticato di segnare l'assenza di un ragazzo e adesso come fare? Il tablet era un marchingegno infernale, per lui che odiava la moderna tecnologia. Dunque,la cosa non era molto semplice, perché il programma del tablet non prevedeva l'aggiunta di un'assenza la seconda ora; questa andava scritta alla prima ora, a meno che questo ragazzo non fosse uscito alla fine della prima. Ma non era così. Dunque bisognava  presupporre che il ragazzo in questione fosse arrivato prima della prima ora e poi avesse chiesto di uscire. Era mai possibile? Un vero casino! Così in effetti era giustificata la sua assenza. Ma a questo si aggiungeva anche il fatto che il tablet al terzo piano non riuscisse ad agganciarsi al server, così bisognava fare molti tentativi. Provare ad andare verso la finestra, ma non funzionava, provare ad alzare il tablet verso l'alto -qualche prof saliva addirittura sulla sedia- ma niente da fare... ecco invece dove funzionava perfettamente era sopra il bidone dell'immondizia posizionato sulla scale. E infatti qui, alla fine di ogni ora, convergevano tutti i prof del terzo piano. Maledetta tecnologia!
Se dio volle arrivò anche la sesta ora. Erano esattamente le una e un quarto. Andò in sala prof, prese il suo cappotto e scese le scale. Qui incontro la Righi di diritto, che gli disse, che di quella quarta B lei non ne poteva più. Tutti studiavano poco ed era stufa anche di convocare i loro genitori, perché di venti ne aveva visto solo cinque .E lui replicò che la stessa cosa valeva anche per lui. Uscì nel piazzale e per un attimo pensò di infilarsi in mensa assieme ai colleghi come aveva fatto qualche volta. Ma quella non era proprio la giornata giusta. Odiava quel chiasso, lui preferiva mangiare in un silenzio quasi assoluto. Così si recò in quella pizzeria fuori porta, dove accanto alle pizze, preparavano anche del buon pesce. Oddio non era un granché, ma un branzino alla griglia lo sapevano cucinare decentemente. E poi non è che spendesse una cifra, perché la scuola gli forniva un buono da 12 euro, il resto ce l'avrebbe messo lui. Quel giorno si bevette anche due bicchieri di Lugana.Tanto il pomeriggio non aveva impegni scolastici, anche se gli fosse venuto un po' di mal di testa, non c'era da preoccuparsi. Tornò a casa e si accorse che Ida era passata. La casa era in perfetto ordine e, dulcis in fundo, trovò un biglietto che lo avvisava che in frigorifero c'era un contenitore con dentro delle triglie ai capperi, cucinate da lei. La sua grande passione! E meno male. Perché quella giornata lui era di luna storta e sarebbe finita che per cena si sarebbe trangugiato un bel barattolo di olive nere e caciocavallo -prelibatezze che gli spediva regolarmente sua cugina sposata a un palermitano-. Si buttò sul divano, pronto per fare una bella pennichella. Ma squillò il telefono. Aveva quasi voglia di non rispondere ma poi alzò la cornetta in automatico. E chi era? Flora, la sua morosa di sempre, che lo avvisava che il venerdì sarebbe giunta da lui, su a Riva,  anche se aveva  poca voglia di sciropparsi quattro ore di treno visto che lei abitava a Torino. Come fare a dirle di no? Dirle che proprio quel weekend lui doveva mettere giù i voti del primo quadrimestre e per di più registrarli su quel famigerato attrezzo che era il tablet? Ma erano due mesi che non si vedevano. E così le rispose un po' bugiardamente. "Ti aspetto, cucciolo, ma mi devi promettere che mi darai una mano a gestire quella macchina infernale, tu che sei una tecnologica". 
E  così avvenne.



venerdì 1 novembre 2013

"El Furbo".


"El Furbo".

Arrivò-pare venisse da Ponte Arche - col suo calesse tirato da due cavalli bianchi fino davanti alla chiesa e scese facendo un piccolo salto... Era vestito tutto di nero: pastrano nero con due code lunghe dietro, calzoni stretti neri, guanti  neri, scarpe a punta nere, e in testa un cappello nero, pur esso a punta. Era un uomo alto e magrissimo e così agghindato sembrava lo spettro di un corvo. Quando arrivava"  El Furbo"-così veniva chiamato dalla gente -... brutto segno: tutti si chiudevano in casa. Avevano paura di lui perché, si diceva, possedesse i poteri del diavolo. Questa volta era stato chiamato dalla madre di Natalina. Ad agili balzi, quasi danzando, percorse tutta la salita fino al borgo di Canale. Entrò in casa dove lo stavano aspettando. Si fece dare una lettera di Alfredo, la buttò nel fuoco, e...tra le fiamme si vide comparire un'immagine... un soldato che camminava a fatica nella neve..."Ecco - sentenziò - suo fratello è ancora vivo".. Natalina se la ricordava bene questa storia, sua madre gliela aveva raccontata tante volte, tante volte...
Natalina scese i gradini della chiesa  e cominciò a prendere la direzione di casa. Nonostante l'età, il suo passo era ancora svelto.Prese come al solito il sentiero acciottolato accanto alla strada maestra.Quella era asfaltata e lei odiava camminare sul liscio.Oltrepassò la fontana alta,dove da sposa andava a lavare i panni, oltrepassò anche quella bassa, dove da ragazza aveva visto andare ad abbeverarsi le capre, oltrepassò l'arco di pietra, proseguendo per la via  davanti a quelle porte restaurate, che una volta contenevano  stalle e ora tavoli e panche, via, che adesso andava restringendosi per poi allagarsi sulla piccola piazza del borgo medievale, contornata tutta da case con finestre e finestrelle e balconi in legno................Non incontrò come al solito anima viva.Sì perché nel borgo Canale di Tenno non ci abitava quasi più nessuno.Lei  aveva novantun'anni e da lì non aveva proprio voluto muoversi, quando la provincia le aveva offerto una casa Fanfani all'inizio del paese..Lì era nata, lì aveva vissuto da sposata, ed ora  ci rimaneva da nonna, anzi da bisnonna.Le case, fatte di sasso erano state tutte ristrutturate, alcune vendute a gente inglese e tedesca, altre abitate solo d'estate da qualcuno dei vecchi proprietari che voleva stare al fresco. Il borgo si animava e prendeva vita solo le prime due settimane d'agosto, perché la Pro Loco organizzava une serie di cene con menù medievale, cene frequentatissime da centinaia di persone. E allora venivano aperte le stanze di tutte le case e su ogni finestra venivano accese candele bianche... e sulla piazzetta veniva eretto un palco dove si alternavano giocolieri, funamboli,mangiatori di fuoco o narratori di storie...
La casa di Natalina era  fra le più in alto, e quando arrivò al portone tirò un sospiro di sollievo:  anche quel giorno era riuscita ad andare a messa. Si tolse il cappotto, si mise sulle spalle uno scialle di lana,  accese il fuoco nel camino, e prese posto sulla sua vecchia poltrona - era sfondata e il suo rivestimento aveva i buchi, ma guai a proporle di sostituirla con una nuova, perché su quella era solito sedersi suo marito-. Le ossa cominciavano a scaldarsi - aveva poca ciccia addosso - e lei si godeva  profondamente quel tepore...e poi le piaceva molto guardare il fuoco..
Fu allora che, guardando quel fuoco, chissà perché le tornò alla mente una storia raccontatale da sua madre tanti anni prima.
Era scoppiata la guerra contro la Germania - anno millenovecentoquindici - ed era partito per il fronte anche suo zio Alfredo, vent'anni. Sue notizie erano solite arrivare ogni due mesi tramite lettera, ma quando nel diciassette di mesi ne passarono sei, sua madre cominciò a preoccuparsi per la sorte del fratello...
E chiamò "El Furbo".


NB: "El Furbo " è una persona che è esistita realmente ed è vero anche il fatto raccontato.



domenica 27 ottobre 2013

Terzo gradino di Trinità dei Monti.


Era la donna più grassa e più golosa che avessi mai visto.Era seduta a un tavolino con sopra mezza  torta Sacher e  un boccale di birra .La vidi stralunare gli occhi prima di incominciare ad affondare la forchetta nel dolce,ma poi la sua ansia si placò.E incominciò a mangiare.Portava la forchetta alla bocca con molta calma,introduceva il boccone che poi assaporava pia piano prima di deglutirlo.E a ogni forchettata si guardava in giro per vedere se qualcuno la stava guardando.Rassicurata impiantava la forchetta un’altra volta,facendo la stessa pantomima di prima.Dopo tre bocconi, brancò il bicchiere e cominciò a bere…sembrava sorseggiasse il nettare degli dei,perchè  ogni sorso era seguito da una smorfia di compiacimento…Era però una donna educata,perché ogni tanto si tamponava la bocca con un fazzoletto rosso che tirava fuori da una borsa verde grande come una valigia.Solo che pulendosi si tirava il rossetto violaceo quasi fino alle orecchie facendola assomigliare a un pagliaccio triste.E avanti con un altro boccone.E ancora avanti con un altro boccone. E poi giù birra.Giù birra.Riuscì a trangugiare  la mezza torta di cioccolato in 35 minuti.Io ero stravolta..non potevo credere ai miei occhi. Misi a fuoco l’intera immagine…era una donna che poteva avere forse cinquantanni,coperta da un vestitone nero lungo fino alle caviglie,portava sandali marron con la zeppa,tanti monili al braccio e una collana d’ambra al collo.I capelli erano ricciuti  e biondicci. Alle orecchie due pindoli che le scendevano quasi fino al collo.Sotto il tavolo stava mollemente dormendo un cucciolo,pure lui cicciuto, di  Cavalier King,il cui guinzaglio era stato agganciato allo schienale della sedia.Io ero seduta sul terzo gradino della Trinità dei Monti,e il bar Aureliano era proprio a dieci metri da me.Io mi ero appena comprata un cartoccio di castagne dal Caldarrostaio di angolo di Via Condotti,e le stavo scartocciando una a una,e a un tratto fui attratta da questa grande massa di colori  : violaverderossonero…Mi piaceva stare in quel posto perché da lì potevo controllare tutto il passeggio.Tutte donne dannatamente eleganti,con tacchi dannatamente  alti,con in mano dannatissimi sacchetti e sacchettini provenienti dai negozi di Via Frattina o Via Borgognona o Via Chissaquale.. A un certo punto vennero  a sedersi vicino a me due uomini distinti.Si davano delle gran pacche sulle spalle e se la ridevano di gusto.Misi ancora a fuoco  l’intera immagine e mi accorsi subito di una cosa: uno dei due era realmente elegante,calzoni di velluto,giacca grigia,camicia botton down  azzurra e cravatta,ai piedi scarpe Church, ma  l‘altro era un finto elegante..Una giacca blu con quattro bottoni dorati,con le maniche che gli arrivavano a metà mano,dei calzoni grigi piuttosto sgualciti,camicia a righe nere e mocassini marron grandi almeno di due numeri in più.Non riuscii a sentire quello che si dicevano,perché il rumore della gente copriva le loro parole.Però le ultime riuscii a coglierle: “Mi dispiace Edoardo ma io in tasca adesso non ho mille euro da prestarti.Tutto quello che ho,sono trecento euro.Ecco prendi ,ma questi non li voglio indietro,te li regalo.Sono stato contento di rivederti dopo venticinque anni.Eh,bei tempi quelli dell’università.Ciao Edo.Abbi cura di te.”E vidi alzarsi quest’uomo e andarsene via con una faccia da cane disperato…. E la signora in nero alzarsi dal tavolino con una faccia da donna compiaciuta e soddisfatta…
 Ed io scesi da quel terzo gradino , mi infilai al Caffè Greco e mi affogai in una cioccolata calda…era venuta voglia di dolce anche a me…che fosse  Gioia ?  Tristezza ?


PS : Questa è una storia inventata.