Un lunedì.
Ho parcheggiato la macchina in un posto dove non c'era posto e cioè a cavallo di un aiuola e quasi dentro a un cespuglio ...ho preso la valigetta dei libri più borsa contenente i compiti che non ci stavano nella suddetta e sono entrata sparata, anzi sparatissima dalla porta della scuola. Ho saltato a piè pari i bidelli di vedetta in portineria che quando beccano un pof è finita , per lui voglio dire,perchè hanno sempre da farti firmare le comunicazioni più furibonde, tipo che il giovedì successivo c'è l'incontro con il mediatore linguistico di lingua cinese.Cinese !? C'è qualcuno che vuole aderire ? naturalmente nessuno, ma bisogna firmare lo stesso per "presa visione".Oppure che quel farlocco collegio docenti scorso è stato riaggiornato per il pomeriggio.Cè qualche mentecatto che vuole aderire ? Qui c'è poco da discutere : tutti devono aderire.e tutti ma proprio tuttissimi, devono firmare "per presa visione". Quindi quatta quatta ,dato che sono leggermente in ritardo,di due minuti ? di tre minuti ? fottutissimo quell'orologio che suona sempre in anticipo o forse è il mio che segna in ritardo ?,salgo le due rampe di scale mangiandomi i gradini a due a due e meno male che non mi vede nessuno,perchè sono tutti già in classe ed io mi vergognerei farmi vedere o meglio farmi sentire' col fiatone. Supero il ceck point della Pia supermiticabidella del primo piano, scala A , che per l'ennesima volta ti dice: la sua classe prof, la sua classe prof, ieri ha lasciato l'aula piena di merdosissime cartine per terra e poi anche i libri sotto i banchi....e sono stata clemente che non glieli ho ritirati,perchè altrimenti il Berti e l'Andreoli si beccavano la terza multa in questo mese...,superata questa barriera- dicevo-mi affretto, anzi pattino su per il corridoio e finalmente riesco a fiondarmi in prima F.E cosa trovo ? la solita orda di fanciulli e fanciulle ,quelli più coglionazzi ,assiepati alla cattedra pronti con le giustificazioni più sciroccate del lunedì ..Sì, perchè quel giorno è lunedì e il lunedì è il giorno più cazzuto della settimana per gli studenti (ma anche per noi insegnanti se è per quello)....
-Prof io oggi dovevo essere interrogato in storia, ma mia mamma non ha sentito la sveglia e così non mi ha chiamato per ripassare e così non sono pronto.Mi sposta l'interrogazione prof ?
-Ah sì ?
-Prof io i compiti li ho fatti glielo giuro,ma sono rimasti a casa di mio papà, perchè domenica era il turno di mia mamma..e quando gli ho telefonato per dirglielo lui mi ha detto che non me li portava perchè mi stava giusto bene che prendessi una nota per colpa di mia mamma- sua ex moglie che aveva voluto separarsi-
-Ah sì ?
-Prof io invece li ho dimenticati nella macchina di mia mamma, perchè non mi sono ricordato che oggi era il turno di mio papà e mi ha portato a scuola lui.
-Ah sì ?
-Prof io il tema l'avevo fatto, eccome se l'avevo fatto,lo può chiedere a mio fratello che mi ha aiutato ma adesso non lo trovo più.
E ti credo-dice una vocina angiolesca dal fondo della classe-l'hai fatto sul mio quaderno...ecco di chi era la scrittura...
-Prof io non l'ho proprio fatto, perchè non sapevo cosa scrivere perchè col titolo "Le cose che più spesso i genitori vi rimproverano",io di cose ne avevo da dire troppe e così ci ho rinunciato .
Ah sì ?
Bene ragazzi- parlo finalmente io-ed ora incominciamo la lezione.Tirate fuori il testo di grammatica. Facciamo per prima la materia che più vi pesa-si fa per dire- perchè alle mie dolcissime creature tutte le materie pesano più di un quintale e mezzo-.
E così ho aperto la mia valigetta e ho preso il testo.
toc toc
-Sì ? entri pure.Era l'intermediaria linguistica che veniva a portarsi via- nel senso che lei ha un'aula speciale- i due ragazzini che non conoscono la lingua italiana e cioè un cinesino e un bielorusso...
toc toc
-Sì ? entri pure.Era 'insegnante di sostegno che era venuta a portarsi via- perchè pure lei ha un'aula speciale- i due ragazzini con difficoltà di apprendimento..
E ritoc
-Sì, ? si accomodi pure.Era l'insegnante di appoggio allo studente pakistano cieco che ha bisogno che le lezioni siano scritte tutte in braille..
E ritoc Era la Piabidella che veniva a prendere le presenze alla mensa..
.......... così iniziava la prima ora di tutti i santi,strasanti lunedì....
PS : questo è un pezzo pubblicato l'anno scorso,ma lo ripropongo perchè mi piace.
mercoledì 8 gennaio 2014
domenica 5 gennaio 2014
La scortista
Lei di manie ne ha tante, ma la più imperiosa è una sola : quella di fare scorte.
Scorte di tutto. Come se dovesse scoppiare la terza guerra mondiale da
un momento all’altro.
Perciò la sua missione furibonda quotidiana è quella di controllare
depliant del Poli, della Coop, della Lidl, dell’Orvea-per scorte alimentari-
dell’Upim ,dei Magazzini Malfer,della Benetton,e di Intimissimi-per scorte
vestiarie. Naturalmente solo mutande magliette,
calzini e babbucce e tute da ginnastica., Perché per la guerra non servono
vestiti !
Ci sono offerte speciali ,anzi specialissime di pelati Cirio ? Via con
l’acquisto di 85 vasetti di pomodoro. Ci sono offerte di tonno Maruzzella ? Via
con 65 scatolette di tonno. Ci sono offerte di pasta Barilla ? Via con 175 pacchetti
di pasta. Ci sono offerte di borlotti Montebello?
Via con 55 barattoli di fagioli.(Ha la
mania del 5 chissaperchè) E così con biscotti Oro Saiwa, fette biscottate del Mulino Bianco, cetrioli
della Zuccato, con capperi, con maionese, caffè ,zucchero, sale, olio di oliva
e di semi ,farina bianca e quella per polenta, budini, cioccolata, marmellata, eccetera
eccetera.
Generi alimentari,- di primissima necessità come dice lei,- che stiva forsennatamente nel bagagliaio della sua
Tipo, e quando quello è debordante, incomincia ad occupare il sedile dietro e
poi quello davanti. Anzi per far meglio
ha fatto togliere perfino quest’ultimo, così c’è più spazio ! Poi tocca a suo
marito incazzato nero, scaricare tutta ‘sta fottutissima merce, e portarla in
casa. Anzi no, in cantina, non in casa perché quella è già rigurgitante di
generi alimentari –Ha comprato perfino il secondo frigo-. Riguardo alla
biancheria invece i sacchetti di mutande, magliette e calzini, occupano poco
posto, così li ripone religiosamente in scatole fiorate che custodisce sotto il
letto.
E poi ci sono le medicine .Come si fa a stare in guerra senza le
medicine ? Quindi via con aspirine,tachipirine,toreadol,voltaren,buscopan,ratacand,orudis,levoxacin,moment,pulmilene,spasmodil,
pasaden, spasmomen, enterogermina, plasil e pure il sanax. Non si
sa mai che durante un bombardamento aereo le venga un attacco di panico. Quindi
cerotti, bende, fasce, eccetera eccetera.
Ma su quelle non ci sono gli sconti. E allora ci deve pagare il tichet !
E la sua mania diventa
compulsiva con il contenuto sbarluccicante delle vetrine di Lorenzi, negozio
di oggetti da regalo di Rovereto, subito dopo Natale. Perchè il suddetto
,passate le feste, c omincia a fare le svendite. E allora via con lampade, corone portacandele, tazze ricordo, vasi
portafiori, angioletti, Babbi Natalini
vari, eccetera eccetera. Ma quelli non vengono portati in cantina, bensì messi
in bella mostra sopra i mobili di casa, che diventano a sua volta delle vetrine
tremebonde.Tra questi oggetti, il più fuor di testa è una fontanella di pietra con dentro dei
pesciolini rossi. Ebbene lei si aggiudicò anche quella e se la piazzò rigorosamente
in bagno ! Facendo incazzare ancor di più suo marito, perché quando apre la
porta ci va a sbattere sistematicamente contro.
Lei di professione fa la prof di
inglese, e i suoi alunni l’adorano. Perché è precisa, possiede un’ottima pronuncia,
è autorevole ma nello stesso tempo
comprensiva. A parte quando le sue creature le fanno girano i coglioni …allora
va giù di brutto con prove, provette e interrogazioni a razzo.! E’ forte nei detti inglesi, uno l’ho imparato
anch’io : it rains dogs und cats (piove a catinelle). Mi ricordo di un fatto accaduto molti anni fa .Io ero arrivata da
poco alle Scipio Sighele, e prima della festa dei Morti, in entrata della scuola trovai una grande zucca, in cui
erano ritagliati gli occhi, la bocca e il naso. E dentro vi era posizionata una
candela accesa ! Io chiesi subito ai bidelli chi era quel mentecatto che si era
permesso di creare quella stronzata, e loro mi risposero che era stata la prof
di inglese…così scoprii che in GranBretagna si festeggiava Hallowin ! (ma chi era ‘sto Hallowin?).
Quando si doveva uscire poi per una cena “socializzante” della scuola,
lei che solitamente si vestiva in modo sobrio, oserei dire monacale, si
agghindava come una sgarzellina in a fashion way :
calze nere con strass, tacchi a spillo, maglietta scollacciata, bagno di profumo Just Cavalli…lasciando tutti
a bocca aperta.
Ma il mese scorso, suo figlio Amedeo, ha messo su casa con la sua morosa e se ne è andato via. La prof ne ha fatto una tragedia,,ma poi ci ha riflettuto ben bene...ciò significava che nell'appartamento si sarebbe liberarata una stanza....quello che ci voleva per stivarci nuove scorte !!!!
E si fregò le mani....
Adesso potevano venire anche due guerre...lei era pronta.
Nb: questa è la storia vera di una mia collega .Lei insegna ancora.
martedì 17 dicembre 2013
La colazione dei canottieri
La colazione dei canottieri.
Era la volta dei formaggi : sul
tagliere erano posizionati un eccellente Roquefort, un superbo Camenbert e una
piccola formina di Caprice de Deux… quando si sentì bussare violentemente alla
porta. Paul pensò subito che fosse qualcuno che stava sbagliando piano o
indirizzo, ma visto che quel sciamannato non voleva desistere, si alzò
incazzato e andò ad aprire… macché sciamannato, questa era una sciamannata.
Entrò di corsa come una furia, si avvicinò al tavolo e cominciò a urlare (.Indovinate
contro chi !) “Ehi tu bellimbusto. Altro che riunione degli avvocati del cazzo
! Sei venuto qui a pescare un’altra sgualdrinella. Alza quel culo e seguimi. Ti
do due minuti di tempo”. Il marito diventato paonazzo di un colore tendente al
viola cardinale, di fronte alla moglie non disse neanche un amen. Si alzò,
ricuperò giacca e cilindro e la seguì. La dolce signora uscì sbattendo tacchi e
anche la porta.
E dicono che giù per le scale lei
prendesse a pesanti ombrellate il fedifrago marito…
Era un giorno afoso di agosto, ma
gli amici Gustavo, Pierre, Paul ed Eugene, non desistettero.: il giro in canoa
era stato programmato dalla domenica precedente. Presero i loro remi e ognuno
si posizionò nella propria. E incominciarono
a vogare.
Intorno, lungo le rive del fiume,
cespugli di lavanda, giaggioli, i cui semi portati dal vento da chissàdove, frinii
di grilli e di cicale che con quel caldo cantavano impazzite. Ogni tanto, in
qualche insenatura, si poteva scorgere qualche piccolo di anitra dimenticato dalla
madre. E nell’aria un profumo di rose selvatiche…
I quattro compagni continuavano a
vogare, ma ad un tratto il giro tranquillo e pacifico, si tramutò in gara: il
primo che arrivava sotto il ponte doveva pagare il pranzo agli altri. Pierre
era in prima posizione, Gustavo lo superò velocemente, guadagnò terreno anche
Paul, che essendo il più forzuto dava dentro nei remi con più vigore. A Eugene
invece non piaceva competere, perciò se la prese con calma, anzi lui il fiume
lo navigò a zig zag, e quindi altro che ultimo ! Tagliò il traguardo Paul, che con le sue remate
veloci -sembrava Caron demonio dagli occhi di sbragia ! - seminò gli altri due.
Tornarono indietro fischiettando e
giunti al Circolo, tirarono fuori dall’acqua le canoe depositandole sui sassi. Erano sudati marci e
avevano bisogno immediato di bere
qualcosa di fresco. Salirono quindi la
scaletta e raggiunsero il balcone che
dava sul fiume. A dir la verità, più che un balcone era una terrazza, posto che
fungeva da piccolo ristorante per il Circolo Canottieri per l’appunto. Sotto di
essa due piante di glicini, i cui rami si inerpicavano lungo i bastoni che
sorreggevano la grande tenda bianca a righe gialle. Furono accolti da un breve
battimano… E scorsero Aline, Ellen,
Alphonsine e Angele, sedute a una tavola degnamente imbandita… questa sì che era
una sorpresa. ! Si sedettero : Pierre prese subito una bottiglia di vino
bianco e portandola verso l’alto “Brindo
alla vittoria dell’amico Paul”-esclamò ridacchiando. E riempì i bicchieri di
tutti. Ma con pronta risposta Ellen:
“Grazie bel giovine, ma a dir la verità noi abbiamo più fame che sete”. E si
mise a tagliare una baguette a pezzi, poi
ne tagliò un'altra e poi un'altra ancora e distribuì i pezzi di pane agli amici : passò poi il vassoio del prosciutto, del
salame e il piatto del burro salato. I meloni erano ancora intonsi e a questi
provvide il buon Gustavo, che li tagliò a spicchi e dopo aver tolto i semi
depose due fettine nel piatto di ciascuno.
Le fanciulle erano tutte ben
agghindate nonostante il caldo: gonne
lunghe, giacchettine leggere da cui uscivano camicie bianche con colli
inamidati e merlettati e sul capo deliziosi cappellini color pastello, che ben
risaltavano a confronto di quelli portati dagli uomini: i loro cappelli di
paglia assomigliavano a quelli dei gondolieri
di Venezia ! La più sfacciatamente vestita era comunque Ellen, dotata di una scollatura
da far voglia anche a un morto! Dicevano che di professione facesse l’attrice, ma
chi si era ben informato aveva invece scoperto che faceva la ballerina in un
localino di mal affare. Non apparteneva proprio al giro delle amiche qui
convenute, ma ogni tanto riusciva ad appiccicarsi a loro. Il suo scopo era
lungimirante: lì infatti al Circolo era solito bazzicare anche l’avvocato
Barbier, che seppur sposato aveva la fama di libertino e lei doveva assolutamente
imbarcarselo. Negli ultimi tempi era a corto di danaro e forse sarebbe riuscita
a scucirgli qualche bel franco ! E infatti quel giorno lui era proprio lì, vestito
di tutto punto: giacca e cilindro nero. Dopo
qualche esitazione si unì anche lui all’allegra tavolata e si mise a sedere
proprio vicino a Ellen. Ci fu un denso parlottio intramezzato da piccole
educate risate, quello delle donne, un po’ più sguaiato quello dei maschi.
A un certo punto si alzò in piedi
Pierre: ”Signori qui presenti, io vorrei permettermi di brindare anche a
qualcosa d’altro …e precisamente a un fidanzamento…” Le ragazze si guardarono
in faccia l’una con l’altra… Che scherzo stava combinando quel babbeo ?
Però osservando bene, una sola di loro
diventò rossa…”E precisamente la qui
presente Aline diventerà la giovane sposa del nostro Paul …eh lo sapevo che
questa era una notizia inedita, ma ho chiesto il premesso per comunicarvelo. Lui
non aveva il coraggio “.
Le amiche avrebbero voluto andare
ad abbracciare Aline, ma non poterono: Sophie, la cagnolina che lei teneva in
braccio cominciò a ringhiare…” Garcòn, portaci una bottiglia di Veuve Clicquot bello
fresco. Offro io, dato che sarò uno dei testimoni”. Furono riempiti i bicchieri
di tutti e quindi alzandosi di nuovo in piedi, ”Congratulazioni, evviva gli sposi
!“.
“E adesso proporrei una cosa:
stasera tutti da Paul per una buon piatto di spaghetti. Fatti all’italiana
però!”
Nel tardo pomeriggio a Schatou cominciò a piovere ,di una pioggerellina fine,
tipica dei temporali estivi. La sera
l’allegra comitiva si trovò sotto
il portone; per ultimo si aggiunse a loro anche l’avvocato! Insieme salirono le
scale. L’ospite abitava al quarto piano e giunsero in cima col fiatone : gli
uomini portavano in mano una bottiglia
di vino ciascuno, anzi no Gustavo portava un pacchettino che emanava uno strano
odore, Angele un cestino di uva bianca, Ellen
una sporta di tela con dentro le baguette, Alphonsine un piccolo dolce
di mele fatto da lei conservato in una scatola, mentre Aline doveva solo
preoccuparsi di non far cadere Sophie dal braccio !
Entrarono: tele dappertutto, pennelli
e vasi di colore a terra…un vero casino.
Pierre non poté fare a meno di dire :”Olalà
ragazzo, non penso che quando sarete sposati, Aline ti permetterà tutto ‘sto
disordine.” Apparecchiarono la tavola, ma quando misero
le sedie si accorsero che ne mancavano due, così andarono a recuperare i due
sgabelli che Paul utilizzava per dipingere. Pierre cucinò gli spaghetti che condì con pomodori crudi e basilico. Ciascuno
ne mangiò un piatto abbondante, a parte Ellen che faceva la schifiltosa
pensando alla linea. Lei però non si risparmiò sul vino. Doveva pur far modo
che anche l’avvocato bevesse…
NB: questa è una,mia libera interpretazione del quadro di Renoir "La colazione dei canottieri".
mercoledì 4 dicembre 2013
Quando il vento soffia.
Quando
il vento soffia.
Sbucò dalle coperte che erano le sette. Un po' presto, visto che lei doveva andare a
scuola per la seconda ora. Ma era sempre così: quando apriva gli occhi
meglio alzarsi subito. Odiava poltrire nel letto e poi lei a scuola voleva
arrivare in anticipo. Per rispetto alla scuola stessa-diceva sempre-.
Salì
sulla sua Punto che aveva 20 anni e che registrava sì e no 100.000 km.
Parcheggiò nel piazzale al posto n. 15 (e guai se qualcuno osava occuparlo,
doveva restare libero anche nel suo giorno libero), e varcò il portone. Per
arrivare al terzo piano prese l'ascensore. Anzi no, salì a piedi, perché
secondo lei quel "trabiccolo" era una vera trappola per topi. Infatti
poteva accadere benissimo che mentre c'era dentro saltasse la luce...e allora ?
allora lei sarebbe rimasta chiusa al buio, e nessuno avrebbe sentito le sue
grida, ( e anche se le avesse sentite avrebbe fatto finta di non sentirle
-sempre secondo lei-).
Transitò
in sala professori a depositare il suo pastrano rigorosamente blu, come blu
erano le sue scarpe, blu il suo maglione e blu i suoi calzoni. Aprì
l'armadietto e tirò fuori due cose : il suo registro e il suo tablet, anzi non
suo, ma in comodato. Si mise i due oggetti sotto il braccio, cioè infilò
il tablet dentro il registro e cominciò a pattinare su per il corridoio. Dalla
2B usciva un chiasso furibondo…si affacciò alla porta...diabolica magia...tutti
i fanciulli, anzi tuttissimi, si ammutolirono e presero posto nei loro
banchi.
(anzi
fecero di meglio ! uno si tolse il berretto e l'altro gli occhiali da sole).
Meglio
stare in campana con la Martinelli ! Prof di matematica del corsoB.
Raggiunse
quindi la sua classe, la 3B, e lì, prima di entrare, attese qualche
secondo... come i razzi, tutti i gli alunni raggiunsero le loro postazioni,
piazzandosi in piedi a sinistra del banco. Allora lei si degnò di
entrare, e dicendo "seduti" si piazzò alla cattedra.
Fuori
stava tirando un vento sciamannato, così sciamannato da far piegare i rami
anche del faggio posizionato davanti alla finestra. .E poi la domenica,
cioè il giorno prima, l' Inter aveva perso ignominiosamente giocando con
l'ultima sfigata in classifica...E le cose che la Martinelli proprio non
riusciva a sopportare, anzi che le facevano girare i coglioni a elica erano due: il vento e la sconfitta della squadra
del cuore. Quel giorno le due variabili si erano accoppiate e allora...cazzi
acidi!
Infatti
dopo pochi minuti sentenziò: "Oggi ragazzi facciamo una bella provetta
sulle ultime due lezioni". In aula ci fu il panico. Giovanni, il
capoclasse, provò timidamente a dire che non era giusto, perché per un
tema dovevano essere avvisati prima. Ma la prof. Martinelli, per tutta risposta
: "Ah sì ? E chi comanda qui ? E allora Giovanni vai all'armadio,
prendi i fogli di protocollo e distribuiscili". E lei si portò alla
lavagna a scrivere la consegna: "Le progressioni geometriche ".
Quando i ragazzi alla fine dell'ora depositarono i fogli sulla
cattedra, notò che alcuni erano in bianco. Peggio per loro-pensò- E qui venne
il bello. Perché prima di uscire dalla classe doveva scrivere sul tablet
-novità assoluta di quell'anno- la lezione svolta e le assenze. Sul primo
compito non c'erano problemi, ma sulla seconda andò in panico. Il prof della
prima ora si era dimenticato di segnare l'assenza di un ragazzo e adesso come
fare? Il tablet era un marchingegno infernale, per lei che odiava la moderna
tecnologia. Dunque, la cosa non era molto semplice, perché il programma del
tablet non prevedeva l'aggiunta di un'assenza la seconda ora; questa andava
scritta alla prima ora, a meno che questo ragazzo non fosse uscito alla fine
della prima. Ma non era così. Dunque bisognava presupporre che il ragazzo
in questione fosse arrivato prima della prima ora e poi avesse chiesto di
uscire. Era mai possibile? Un vero casino! Così in effetti era giustificata la
sua assenza. Ma a questo si aggiungeva anche il fatto che il tablet al terzo
piano non riuscisse ad agganciarsi al server, così bisognava fare molti
tentativi. Provare ad andare verso la finestra, ma non funzionava, provare ad alzare
il tablet verso l'alto -qualche prof saliva addirittura sulla sedia- ma niente
da fare... ecco invece dove funzionava perfettamente : sopra il bidone dell'immondizia posizionato
sulla scale. E infatti qui, alla fine di ogni ora, convergevano tutti i prof
del terzo piano. Malandrina tecnologia!
L’ora
successiva andò a a fare lezione in 4B, e qui successe la stessa pantomima di
prima…andò alla lavagna e scrisse la consegna : “Calcolo delle probabilità. Parlatene”.
Poi le toccò la 5B .Ma qui di tema non se ne poteva parlare proprio, perché glielo aveva fatto fare la settimana
precedente ,e per di più non aveva ancora portato i temi corretti -a dir la
verità ne aveva guardato solo la metà e poi si era rifiutata di andare avanti :
erano risultati un vero fottutissimo schifezzo – ‘Sti remenghi debosciati non
avevano proprio voglia di studiare !
Se
Dio volle giunse anche la fine delle lezioni: erano esattamente le tredici e un
quarto. Passò dalla sala dei Prof, raccolse il suo pastrano e depositò registro
e tablet nel suo armadietto, anzi no il
registro se lo infilò nella borsa, caso mai non le venisse la voglia di “ “aggiustarlo
un po’”. Quindi prese le scale e qui incontrò la Zinetti, insegnante di diritto che le disse che di
quella 3B non ne poteva proprio più. I ragazzi non studiavano un cavolo. Aveva pure convocati i genitori, ma di venti
alunni se ne erano presentati alle udienze solo cinque ! La Giacopini di economia aziendale affondò il dito nella
piaga : lei non solo non aveva visto i genitori, ma se per quello nemmeno gli alunni,
perché nell’ultima settimana erano andati in marina almeno una decina di mentecatti.
La
prof. Martinelli uscì quindi sul piazzale, e qui tre colleghe le chiesero
se voleva aggiungersi a loro per andare in mensa. “Ma voi siete fuori !”, replicò
subito. Perché lei non sarebbe entrata in un mensa neanche morta. E i motivi erano
due: primo lei era vegetariana e non aveva nessuna intenzione di ingurgitare
brasatini merdosi o cosciette di polli allevati ad antibiotici puri, secondo, in mensa c’era troppo chiasso e a lei
che c’era andata una sola volta, era
sembrato di stare nel terzo girone dell’inferno (quello dei golosi).
Salì
sulla suo Punto e prese la strada di casa. Mangiò una bella minestrina e una
frittatina di uova e poi pensò di farsi una sana pennichella. Quella giornata
di scuola l’aveva stravolta e i calcoli
le uscivano dalle orecchie. Si spatasciò sul divano. Ma dopo dieci minuti suonò
il telefono. Cacchio (lei è molto educata !) si era appena addormentata! Non aveva nessuna voglia di rispondere, ma prese su la cornetta in
automatico….era la Eldabidella che l'avvisava che i colleghi la stavano aspettando..c'era il dipartimento di matematica....Ma questa è farneticante pensò. E controllò velocissimamente l'agenda: cacchio era proprio vero...lei se l'era dimenticato ! Agguantò il suo pastrano,salì sulla Punto e si avviò di razzo verso quella cacchiuta di scuola !
Ehh,
dura la vita dei prof di matematica ! Ma
anche di tutti gli altri, se è per quello.
PS:Questa è una prof che esiste veramente .E' stata la mia compagna di banco del liceo per cinque anni. ( a scuola era un geniaccio !). E lei non molla. Insegna ancora.
Quando il tempo cambia.
Quando il tempo cambia.
Si tirò giù dal letto in ritardo come al
solito anche se aveva la seconda ora e come al solito lasciò mutande, calzini,
camicia sparsi dappertutto, ma per fortuna quello era uno dei due giorni alla
settimana in cui arrivava Ida la colf. Salì sulla sua Polo che aveva ormai 10
anni e che registrava 190 mila km. Ma con lo stipendio di un
professore c'era poco da comprare. Parcheggiò alla bell'e meglio nel piazzale
della scuola e si fiondò su per le scale, facendo gli scalini a due a due. Per
arrivare al terzo piano c'era l'ascensore.Ma chi lo se lo pigliava quello? Ci
aveva provato più volte, ma quando cominciava a salire, chissà perché lo
prendeva improvvisamente una paura che gli toglieva il respiro, tanto che
l'ultima volta aveva dovuto scendere assolutamente al primo piano e proseguire
a piedi. Giunse al corridoio e si piazzò davanti alla porta della quarta B, la
sua classe. Diede una sbirciata dentro e vide il solito putiferio. Ragazzi che
erano affacciati alla finestra, altri che leggevano la gazzetta, altri
attaccati al cellulare. Appena che videro il prof. Boccelli insegnante di
economia aziendale, presero posto come razzi ai loro banchi. Fuori stava
cambiando il tempo: il cielo era nuvoloso e prometteva pioggia. Brutt'affare. Perché
il prof, che era un meteoropatico per eccellenza, sarebbe stato di pessimo
umore. E infatti come prima cosa fece togliere il berretto a un ragazzo e
poi all'altro fece togliere gli occhiali da sole. E poi sentenziò "oggi
ragazzi facciamo una bella provetta sulle ultime due lezioni". Ci fu il
panico in aula. Si alzò Giovanni il capo classe e timidamente disse che
non era d'accordo, perché per il tema dovevano essere avvisati prima. Ma
il prof Boccelli di tutta risposta: "Chi comanda qui? Io! E allora
Giovanni vai all'armadio, prendi i fogli di protocollo e distribuiscili".
E lui si portò alla lavagna a scrivere la consegna "I l reddito d'
impresa, concetti essenziali..."
Quando gli alunni alla fine dell'ora
depositarono i fogli sulla cattedra notò che alcuni erano in bianco. Peggio per
loro- pensò- anche se la lui dispiaceva un pò, perchè nonostante la sua burberia, amava molto i suoi ragazzi. E qui venne il bello. Perché prima di uscire dalla classe doveva
scrivere sul tablet -novità assoluta di quell'anno- la lezione svolta e le
assenze.Sul primo compito non c'erano problemi, ma sulla seconda andò in
panico. Il prof della prima ora si era dimenticato di segnare l'assenza di un
ragazzo e adesso come fare? Il tablet era un marchingegno infernale, per lui
che odiava la moderna tecnologia. Dunque,la cosa non era molto semplice, perché
il programma del tablet non prevedeva l'aggiunta di un'assenza la seconda ora;
questa andava scritta alla prima ora, a meno che questo ragazzo non fosse
uscito alla fine della prima. Ma non era così. Dunque bisognava
presupporre che il ragazzo in questione fosse arrivato prima della prima
ora e poi avesse chiesto di uscire. Era mai possibile? Un vero casino! Così in
effetti era giustificata la sua assenza. Ma a questo si aggiungeva anche il
fatto che il tablet al terzo piano non riuscisse ad agganciarsi al server, così
bisognava fare molti tentativi. Provare ad andare verso la finestra, ma non
funzionava, provare ad alzare il tablet verso l'alto -qualche prof saliva
addirittura sulla sedia- ma niente da fare... ecco invece dove funzionava
perfettamente era sopra il bidone dell'immondizia posizionato sulla scale. E
infatti qui, alla fine di ogni ora, convergevano tutti i prof del terzo piano.
Maledetta tecnologia!
Se dio volle arrivò anche la sesta ora.
Erano esattamente le una e un quarto. Andò in sala prof, prese il suo cappotto
e scese le scale. Qui incontro la Righi di diritto, che gli disse, che di
quella quarta B lei non ne poteva più. Tutti studiavano poco ed era stufa anche
di convocare i loro genitori, perché di venti ne aveva visto solo cinque .E lui
replicò che la stessa cosa valeva anche per lui. Uscì nel piazzale e per un
attimo pensò di infilarsi in mensa assieme ai colleghi come aveva fatto qualche
volta. Ma quella non era proprio la giornata giusta. Odiava quel chiasso, lui
preferiva mangiare in un silenzio quasi assoluto. Così si recò in quella
pizzeria fuori porta, dove accanto alle pizze, preparavano anche del buon
pesce. Oddio non era un granché, ma un branzino alla griglia lo sapevano
cucinare decentemente. E poi non è che spendesse una cifra, perché la scuola
gli forniva un buono da 12 euro, il resto ce l'avrebbe messo lui. Quel giorno
si bevette anche due bicchieri di Lugana.Tanto il pomeriggio non aveva impegni
scolastici, anche se gli fosse venuto un po' di mal di testa, non c'era da
preoccuparsi. Tornò a casa e si accorse che Ida era passata. La casa era in
perfetto ordine e, dulcis in
fundo, trovò un biglietto che lo avvisava che in frigorifero c'era un
contenitore con dentro delle triglie ai capperi, cucinate da lei. La sua grande
passione! E meno male. Perché quella giornata lui era di luna storta e sarebbe
finita che per cena si sarebbe trangugiato un bel barattolo di olive nere e
caciocavallo -prelibatezze che gli spediva regolarmente sua cugina sposata a un
palermitano-. Si buttò sul divano, pronto per fare una bella pennichella. Ma
squillò il telefono. Aveva quasi voglia di non rispondere ma poi alzò la
cornetta in automatico. E chi era? Flora, la sua morosa di sempre, che lo
avvisava che il venerdì sarebbe giunta da lui, su a Riva, anche se aveva
poca voglia di sciropparsi quattro ore di treno visto che lei abitava a
Torino. Come fare a dirle di no? Dirle che proprio quel weekend lui doveva
mettere giù i voti del primo quadrimestre e per di più registrarli su quel
famigerato attrezzo che era il tablet? Ma erano due mesi che non si vedevano. E
così le rispose un po' bugiardamente. "Ti aspetto, cucciolo, ma mi devi
promettere che mi darai una mano a gestire quella macchina infernale, tu che
sei una tecnologica".
E così avvenne.
venerdì 1 novembre 2013
"El Furbo".
"El Furbo".
Arrivò-pare venisse da Ponte Arche - col suo calesse tirato da due cavalli bianchi fino davanti alla chiesa e scese facendo un piccolo salto... Era vestito tutto di nero: pastrano nero con due code lunghe dietro, calzoni stretti neri, guanti neri, scarpe a punta nere, e in testa un cappello nero, pur esso a punta. Era un uomo alto e magrissimo e così agghindato sembrava lo spettro di un corvo. Quando arrivava" El Furbo"-così veniva chiamato dalla gente -... brutto segno: tutti si chiudevano in casa. Avevano paura di lui perché, si diceva, possedesse i poteri del diavolo. Questa volta era stato chiamato dalla madre di Natalina. Ad agili balzi, quasi danzando, percorse tutta la salita fino al borgo di Canale. Entrò in casa dove lo stavano aspettando. Si fece dare una lettera di Alfredo, la buttò nel fuoco, e...tra le fiamme si vide comparire un'immagine... un soldato che camminava a fatica nella neve..."Ecco - sentenziò - suo fratello è ancora vivo".. Natalina se la ricordava bene questa storia, sua madre gliela aveva raccontata tante volte, tante volte...
Natalina scese i gradini della chiesa e cominciò a prendere la direzione di casa. Nonostante l'età, il suo passo era ancora svelto.Prese come al solito il sentiero acciottolato accanto alla strada maestra.Quella era asfaltata e lei odiava camminare sul liscio.Oltrepassò la fontana alta,dove da sposa andava a lavare i panni, oltrepassò anche quella bassa, dove da ragazza aveva visto andare ad abbeverarsi le capre, oltrepassò l'arco di pietra, proseguendo per la via davanti a quelle porte restaurate, che una volta contenevano stalle e ora tavoli e panche, via, che adesso andava restringendosi per poi allagarsi sulla piccola piazza del borgo medievale, contornata tutta da case con finestre e finestrelle e balconi in legno................Non incontrò come al solito anima viva.Sì perché nel borgo Canale di Tenno non ci abitava quasi più nessuno.Lei aveva novantun'anni e da lì non aveva proprio voluto muoversi, quando la provincia le aveva offerto una casa Fanfani all'inizio del paese..Lì era nata, lì aveva vissuto da sposata, ed ora ci rimaneva da nonna, anzi da bisnonna.Le case, fatte di sasso erano state tutte ristrutturate, alcune vendute a gente inglese e tedesca, altre abitate solo d'estate da qualcuno dei vecchi proprietari che voleva stare al fresco. Il borgo si animava e prendeva vita solo le prime due settimane d'agosto, perché la Pro Loco organizzava une serie di cene con menù medievale, cene frequentatissime da centinaia di persone. E allora venivano aperte le stanze di tutte le case e su ogni finestra venivano accese candele bianche... e sulla piazzetta veniva eretto un palco dove si alternavano giocolieri, funamboli,mangiatori di fuoco o narratori di storie...
La casa di Natalina era fra le più in alto, e quando arrivò al portone tirò un sospiro di sollievo: anche quel giorno era riuscita ad andare a messa. Si tolse il cappotto, si mise sulle spalle uno scialle di lana, accese il fuoco nel camino, e prese posto sulla sua vecchia poltrona - era sfondata e il suo rivestimento aveva i buchi, ma guai a proporle di sostituirla con una nuova, perché su quella era solito sedersi suo marito-. Le ossa cominciavano a scaldarsi - aveva poca ciccia addosso - e lei si godeva profondamente quel tepore...e poi le piaceva molto guardare il fuoco..
Fu allora che, guardando quel fuoco, chissà perché le tornò alla mente una storia raccontatale da sua madre tanti anni prima.
Era scoppiata la guerra contro la Germania - anno millenovecentoquindici - ed era partito per il fronte anche suo zio Alfredo, vent'anni. Sue notizie erano solite arrivare ogni due mesi tramite lettera, ma quando nel diciassette di mesi ne passarono sei, sua madre cominciò a preoccuparsi per la sorte del fratello...
E chiamò "El Furbo".
NB: "El Furbo " è una persona che è esistita realmente ed è vero anche il fatto raccontato.
domenica 27 ottobre 2013
Terzo gradino di Trinità dei Monti.
Era la donna più grassa e più golosa che avessi mai
visto.Era seduta a un tavolino con sopra mezza
torta Sacher e un boccale di
birra .La vidi stralunare gli occhi prima di incominciare ad affondare la
forchetta nel dolce,ma poi la sua ansia si placò.E incominciò a
mangiare.Portava la forchetta alla bocca con molta calma,introduceva il boccone
che poi assaporava pia piano prima di deglutirlo.E a ogni forchettata si
guardava in giro per vedere se qualcuno la stava guardando.Rassicurata
impiantava la forchetta un’altra volta,facendo la stessa pantomima di
prima.Dopo tre bocconi, brancò il bicchiere e cominciò a bere…sembrava sorseggiasse
il nettare degli dei,perchè ogni sorso
era seguito da una smorfia di compiacimento…Era però una donna educata,perché
ogni tanto si tamponava la bocca con un fazzoletto rosso che tirava fuori da
una borsa verde grande come una valigia.Solo che pulendosi si tirava il
rossetto violaceo quasi fino alle orecchie facendola assomigliare a un pagliaccio
triste.E avanti con un altro boccone.E ancora avanti con un altro boccone. E
poi giù birra.Giù birra.Riuscì a trangugiare
la mezza torta di cioccolato in 35 minuti.Io ero stravolta..non potevo
credere ai miei occhi. Misi a fuoco l’intera immagine…era una donna che poteva
avere forse cinquantanni,coperta da un vestitone nero lungo fino alle
caviglie,portava sandali marron con la zeppa,tanti monili al braccio e una
collana d’ambra al collo.I capelli erano ricciuti e biondicci. Alle orecchie due pindoli che le
scendevano quasi fino al collo.Sotto il tavolo stava mollemente dormendo un
cucciolo,pure lui cicciuto, di Cavalier King,il cui
guinzaglio era stato agganciato allo schienale della sedia.Io ero seduta sul
terzo gradino della Trinità dei Monti,e il bar Aureliano era proprio a dieci
metri da me.Io mi ero appena comprata un cartoccio di castagne dal
Caldarrostaio di angolo di Via Condotti,e le stavo scartocciando una a una,e a
un tratto fui attratta da questa grande massa di colori : violaverderossonero…Mi piaceva stare in
quel posto perché da lì potevo controllare tutto il passeggio.Tutte donne
dannatamente eleganti,con tacchi dannatamente
alti,con in mano dannatissimi sacchetti e sacchettini provenienti dai
negozi di Via Frattina o Via Borgognona o Via Chissaquale.. A un certo punto
vennero a sedersi vicino a me due uomini
distinti.Si davano delle gran pacche sulle spalle e se la ridevano di
gusto.Misi ancora a fuoco l’intera
immagine e mi accorsi subito di una cosa: uno dei due era realmente
elegante,calzoni di velluto,giacca grigia,camicia botton down azzurra e cravatta,ai piedi scarpe Church, ma l‘altro era un finto elegante..Una giacca blu
con quattro bottoni dorati,con le maniche che gli arrivavano a metà mano,dei
calzoni grigi piuttosto sgualciti,camicia a righe nere e mocassini marron
grandi almeno di due numeri in più.Non riuscii a sentire quello che si
dicevano,perché il rumore della gente copriva le loro parole.Però le ultime riuscii
a coglierle: “Mi dispiace Edoardo ma io in tasca adesso non ho mille euro da
prestarti.Tutto quello che ho,sono trecento euro.Ecco prendi ,ma questi non li
voglio indietro,te li regalo.Sono stato contento di rivederti dopo venticinque
anni.Eh,bei tempi quelli dell’università.Ciao Edo.Abbi cura di te.”E vidi
alzarsi quest’uomo e andarsene via con una faccia da cane disperato…. E la signora
in nero alzarsi dal tavolino con una faccia da donna compiaciuta e soddisfatta…
Ed io scesi da quel terzo gradino , mi infilai al Caffè
Greco e mi affogai in una cioccolata calda…era venuta voglia di dolce anche a
me…che fosse Gioia ? Tristezza ?
PS : Questa è una storia inventata.
PS : Questa è una storia inventata.
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