domenica 20 giugno 2021

Ti passo a perdere fra poco

 - Ti passo a perdere fra poco.

- A perdere? 


- Sì, vengo da te e ci perdiamo insieme dove ti pare.

- E se poi ci trovano?


- Ma noi ci perdiamo bene.

- Devo portare qualcosa?


- Si, quella curiosità disordinata e bella che ti rende sfacciatamente vera. La voglia di soffiare via le nuvole dal tuo cielo che da un po’ di tempo è scuro. La forza di far scivolare via la tristezza che ti ostini a tenere per mano. Gli abbracci li porto io per quando avremo freddo. 

- Ho paura.


- Ed è per questo che ogni tanto è necessario perdersi, in nuove persone, in altri luoghi, dentro nuovi viaggi. Perchè la vita passi e non ci trovi lì, fermi, ad aspettarla. Per ricominciare bisogna perdere la strada del ritorno. Per diventare persone nuove bisogna rischiare. Rompersi e rinascere. Prendere coraggio e fare quella ‘cosa’ che ci terrorizza, quella cosa che non avremmo fatto mai. Fare il primo passo per capire che siamo noi a doverci spostare da dove non riusciamo più ad essere, senza attendere che qualcosa per miracolo succeda. 

- Passa a perdermi, ti aspetto.


(Andrea Zorretta)


Ps. Questo brano è stato scritto dallo scrittore A.Zorretta, il quale mi ha permesso di pubblicarlo.

 È immenso.


venerdì 26 febbraio 2021

Bagni Romani Oradini a Torbole

La Ditta Oradini Ettore (n. nel 1885) fu Giuseppe (n. nel 1824) ,registrata come Segheria,andava piuttosto bene. Era stata fatta sorgere proprio nel posto più adatto di Molina di Ledro: sulle sponde del piccolo torrente Ponale, emissario del lago, cosicché l’energia prodotta dall’acqua faceva girare le pale per segare il legno. I tronchi degli alberi , tagliati nei boschi di Tione, arrivavano su carri trainati dai buoi, attraversando la Valle di Storo e quindi costeggiando il lago d’Ampola giungendo fino a Molina.

A scegliere le piante da tagliare andava proprio il signor Giuseppe insieme al figlio. 

C’era però proprio un grosso problema. Il legame tagliato ad assi, faceva molta fatica ad asciugarsi,visto che si sa che in Val di Ledro piove spesso.

Ettore aveva sposato la torbolana Anna Romani, e per la famiglia era stata costruita una grande villa signorile sulla strada di Bezzecca-ancora adesso i cancelli verdi che recintano il giardino portano le sigle di EO.-, e qui nell’11 era nato il primogenito Bruno.

Nel 12 Giuseppe moriva,quindi dalla parte del figlio Ettore la grande decisione : trasportare la Ditta,almeno come deposito,a Riva e precisamente in Viale Cannella 12.

Lì, accanto al magazzino ci abitarono anche per un pò di tempo, dato che confinante c’era una villetta a 2 piani e loro occuparono quello sopra. E gli affari erano addirittura aumentati. Perchè il legname adesso poteva essere caricato sui vagoni della Ferrovia Riva-Mori e poi trasferito su quella nazionale.

Ma arrivarono i venti di guerra. E la zona era molto pericolosa. La valle di Ledro, Riva e Torbole erano siti sugli estremi confini autroungarici. I tedeschi,qui in zona, avevano già cominciato a costruire i fortini sul Tombio, sul Brione e sulla Ponale. E così pensarono di far sfollare gli abitanti di queste zone, perché senza dubbio irredentisti filoitalici ..(,già nel 1914 avevano chiamato alle armi gli uomini di età compresa dai 18 ai 49 anni,e infatti i trentini richiamati furono circa 80.000,ma circa 700 trentini scelsero di arruolarsi nell’ Esercito Italiano come volontari e che furono riuniti nella Legione Trentina, tra questi anche Ettore Oradini, che attraversando la montagna arrivò a Salò).

Nella notte del 19 maggio 1915, ci fu una retata, e portarono via i componenti di una trentina di famiglie., tra questi anche la signora Anna assieme al piccolo Bruno di 4 anni.

Destinazione Campo di Internamento di Katzenau, un paesino austriaco alla periferia di Linz. Dopo esser stati”ospitati” per 5 giorni nella Rocca di Riva, furono caricati sul treno e spediti alla meta.

Il Campo di Katzenau (letteralmente ‘ la brughiera dei gatti ‘) era composto da una sessantina di baracche, ognuna contenente un centinaio di persone-. Gli internati furono almeno 3000, provenienti oltre che dal Trentino Alto adige anche dal Friuli,Veneto e Dalmazia, perfino dalla Romania.

Esteso 400 mt in lunghezza e 300 mt in larghezza, era chiamato anche “il paese di legno”, perché le baracche erano appunto costruite in legno,appoggiate su un terreno sottile e arido che ad ogni passo si alzava polveroso e soffocante e che alle prime piogge si trasformava in uno strato di fango alto mezzo metro; all‘interno,all’inizio, né letti né coperte. Il cibo era scarso e inadeguato:1 tazza di caffè cattivo al mattino,una mezza gavetta di riso o orzo a pranzo,minestra alla sera.

E il fatto che non ci fossero zone d’ombra, il calore faceva morire soprattutto bambini (i più avevano meno di 1 anno) e vecchi.-perì infatti il 20% dei deportati-.

L’internamento finì con il decreto di amnistia emanato il 2 luglio del 17 dall’imperatore Carlo I°.

Così tornarono a casa a Riva, anche la signora Annina e Bruno che si portò dietro la tazzina bianca bordata di roselline con la quale , a Katzenau, si metteva in fila per ricevere il latte. E qui aspettarono il ritorno dalla guerra del tenente Ettore Oradini , che infatti avvenne nel novembre del 18.

Nel dicembre del 19, nacque Delia,la secondogenita. E visto che la famiglia si era allargata,nel 1921, decisero di comperare la villa sita all’angolo tra Viale Cannella e Viale Roma, villa a 2 piani con un grande giardino intorno, a cui diedero il nome di Villa Nina.

Il lavoro della segheria procedeva bene come sempre, e adesso era il figlio Bruno che andava in Val Rendena a scegliere personalmente gli alberi da tagliare.

Eravamo verso gli anni 30, e sull’Alto Garda cominciavano a venire i turisti, soprattutto tedeschi. Ma Riva non possedeva zone balneari, perché tutto il fronte lago Riva Torbole era sbarrato dai muretti delle proprietà private, che confinavano appunto direttamente col lago. Sulla zona di Torbole invece la situazione era diversa. Il terreno del paese confinava sì col lago, ma le spiaggette-erano libere. Poteva entrare in acqua chiunque ne avesse voglia. Solo l’Hotel Lago di Garda, già nel lontano 1896 aveva creato per i suoi clienti, una zona privata , attrezzata con ben 40 cabine, verso la zona della Sega, terreno di proprietà del signor Giuseppe Nones.

Così gli abitanti del paese cominciarono a reclamare l'accesso ai bagni anche per sé stessi, e la cosa fu possibile quando nel 1929 l' Hotel Lago di Garda fu acquistato dalla famiglia Gianfilippi, che mettendosi d ‘accordo col Comune permise che i suoi bagni diventassero pubblici.

Ovviamente l'ingresso era a pagamento, e per l’esauste finanze del comune questa era un’entrata importante….

E allora il signor Ettore pensò una cosa.

Si era diffusa la notizia che il Comune di Torbole stava vendendo i terreni sul lago, in zona La Val, a un prezzo molto accessibile e allora decise di acquistarne uno, non molto vasto, in zona Conca d'oro. Magari sulla sua pertinenza potevano essere costruite delle palafitte con annesse delle cabine in modo da renderlo uno stabilimento balneare. E così fece. Era il marzo del 1931.

Nel 1929 era stato costruito il primo tratto-Torbole Malcesine- della gardesana orientale,e a confine col lago c’era un muro alto quasi 2 metri. Appoggiate a esso vi eresse una trentina di gabine in muratura,e davanti delle palafitte di legno, lunghe un centinaio di metri- che oltrepassavano e si appoggiavano sul Sasso dei Bimbi-e con una larghezza che si protendeva verso il lago di almeno 20 metri.

L’inaugurazione ufficiale dei bagni Oradini avvenne nel maggio del 31e la loro gestione fu affidata a sua moglie Anna, affiancata da 2 persone quali Attilio e Paolina Fava. La frequentazione incominciò subito e la clientela, visto il costo del biglietto di ingresso, era anche molto selezionata. Arrivava gente da Trento, da Rovereto, e anche un bel po’ di turisti stranieri.

E su una poltrona di vimini, giù verso la prima cabina,sotto un salice,veniva a sedersi la signora Annina, che tutti chiamavano Nina. E a lei piaceva molto conversare con i clienti,soprattutto con quelli tedeschi, perché lei conosceva bene quella lingua e le piaceva farne sfoggio.

Se la ricordano tutti: vestita con gonne lunghe di lino bianco, un cappello a tese larghe in testa, bianco pure quello,e appoggiato alla sedia un bastone con il pomolo d'argento.-al collo spesso un cannocchiale.-

Lei abitava a Riva,ma andava ai bagni della conca d’oro-denominati ormai solo La Conca-quasi tutti giorni. I primi anni, trasportata da una carrozza tirata da un cavallo che la portava fino alla Piazza degli Alpini. Lì si univa a un’amica e insieme andavano a mangiare all’albergo Giardino. dopodichè,lei proseguiva a piedi fino ai suoi bagni.

(Col passare del tempo, la carrozza fu sostituita dal taxi e quindi dalla corriera di linea,la Valpantena)

L’attività andava bene dunque.

Ma…ma il 1° giugno del 40 arrivarono i venti di guerra : Mussolini annunciava l’entrata in guerra dell’Italia a fianco dell’alleato nazista, trovandosi come impavidi nemici gli inglesi a fianco degli americani. Infatti gli alleati, il 9 luglio del 43 sbarcarono in Sicilia.....

...e si arrivò alla fine di aprile del 44, precisamente il 26, giorno in cui gli alleati entrarono in Verona: era dunque il momento di portarsi sul Garda per chiudere la via di fuga offerta ai tedeschi dalle due gardesane. Su entrambe si misero in marcia partendo da Lazise il soldati dell'85° e 86° Reggimento della 10 divisione fanteria da montagna, soldati statunitensi addestrati apposta sulle Montagne Rocciose del Colorado – in gergo la DDM o “Mountainers” - assistiti dall'impiego di DUKW, autocarri anfibi chiamati famigliarmente anche “Anatre” e naturalmente di carri armati. I militari che avanzavano su quella occidentale giunsero a Gargnano senza trovare alcuna resistenza; riuscirono ad entrare anche nella Villa di Mussolini – che due giorni prima, nella sua fuga verso la Svizzera era stato bloccato e fucilato- e dormire a turno nel suo letto: e poi proseguirono alla volta di Riva.

La resistenza tedesca rimaneva invece tenace sulla Gardesana orientale. Infatti la DDM arrivata a Malcesine venne informata che le quattro gallerie a Nord verso Torbole erano state minate. Decisero allora di aggirare le prime due per via acqua con gli anfibi.

L'operazione andò a buon fine, sbarcarono e risalirono sulla strada riprendendo l'avanzata fino a Tempesta. Riuscirono ad occupare in fretta la Galleria di Calcarolle abbandonata dal nemico restando loro da affrontare solo l'ultima: quella di Corno di Bò .Dentro c'erano una ventina di soldati tedeschi di non più di 16 anni gli ultimi chiamati alla leva da Hitler – venne chiesto loro di arrendersi ma il comandate si rifiutò: morirono tutti tra le fiamme, sotto il tiro di bombe al napalm.

La strada era libera: poterono raggiungere Torbole. Era il primo maggio. Qui nel piccolo golfo sbarcarono tutti gli anfibi, e i primi carri armati cominciarono a procedere, utilizzando la passerella della Peschiera, poco a nord del ponte sul Sarca che era stato distrutto, verso Riva, già sotto il controllo dei partigiani. I tedeschi ebbero una notte di tempo per scappare e gli alberghi di Torbole si riempirono di soldati americani e inglesi a cui non pareva vero di essere capitati in un così bel posto vacanziero.

Ma le “ferie”durarono poco: dopo 3 mesi furono rimpatriati.

Così i primi di settembre lo stabilimento balneare Romani-Oradini, che era rimasto dormiente per 5 anni, si presentò in grande spolvero. Le cabine erano state riverniciate e dato il mordente all 'assito.

Naturalmente i primi ad arrivare furono i bambini : erano rimasti chiusi in casa per tanto tempo, e non gli sembrava vero di poter andare a tuffarsi dal pontile.

I genitori li lasciavano lì anche tutto il giorno-i bagni chiudevano alle 18-perché pericoli non ce n’erano, e il bagnino Simone era sempre presente e attento che non si mettessero nei pasticci.

E a metà maggio dell’anno successivo venne riaperto il piccolo cancello di legno che permetteva l’accesso. Con la signora Nina sempre di vedetta: spesso attorno a lei, andavano a sedersi sull’assito i bambini più piccoli, a cui raccontava qualche storiella.

Ma l’ascoltatrice più fedele era Milena, chiamata la Nena.: non aveva ancora imparato a nuotare bene e preferiva stare fuori dall’acqua,sotto l’ombra del salice a sentire raccontare la signora Nina, che un giorno la mandò a raccogliere un cestino di fiori del glicine che adornava l'entrata e le spiegò la ricetta per fare le frittelle, per l’appunto di glicine, così arrivata a casa la ragazzina si mise subito all’opera per impastare quei dolcetti che risultarono squisiti.

E nel cuore e nella memoria della Nena, nonostante l’età, i ricordi di quei tempi sono ancora molto

nitidi.

I bambini del paese in estate si inventavano i passatempi più fantasiosi. Come andare a raccattare tutti i cerchietti delle bibite che trovavano e poi con essi formare i loro nomi,a grandi caratteri, facendo pressione con le mani sull’asfalto reso molle dal calore del sole. Ma quei tappi però dovevano essere tolti entro le 18, perché la corriera della Valpantena, che passava a quell’ora, li avrebbe schiacciati in modo tale da non riuscire più a estrarli e loro dovevano riutilizzarli il giorno dopo. Giocavano anche a spesso a nascondino, proprio all’interno dei bagni,ma la Nena e sua sorella avevano un nascondiglio speciale: attraversavano la strada e e andavano a rintanarsi tra i ruderi della casa del pittore Hans Lietzmann, ubicata proprio sopra il curvone. E lì chi sarebbe mai andato a cercarle ? dicevano tutti che in quel posto si aggirasse ancora lo spirito del tedesco.

Oppure capitava che qualche sera andassero a ballare sulla strada deserta sotto i muretti dell'Hotel Paradiso,dove il signor Carlo Torboli,molto noto allora per aver “creato” il vino santo, aveva messo su-per gente di un certo tenore chiaramente-una sala da ballo,la cui musica si diffondeva fino al lago.


Era il 46 e in tanti si ricordano ancora di Amedeo e Antonietta Paroldo. I due bambini abitavano a Riva ma nelle vacanze estive la famiglia si trasferiva in quel di Torbole, nella villetta sotto la roccia. I due fratelli venivano portati ai bagni il mattino e ritirati la sera. Amedeo aveva il vizio di rimanere in acqua o meglio sott’acqua, per ore e ore e solo il bagnino Simone riusciva a tirarlo fuori dopo aver sbraitato come un fuorditesta. Ma non è che Amedeo ci andasse tutti i giorni al bagno. Perchè il suo passatempo preferito. quando sua madre Flora non lo vedeva, era andare a trafficare nel bunker dietro casa,abbandonato dai tedeschi. Dentro c’era ancora un vero arsenale di armi , e lui si divertiva a far finta di sparare (o sparava sul serio’?!) . Mano a mano che avanzava la stagione,i bagni si riempivano di stranieri e la signora Nina sempre a far sfoggio del suo tedesco ! Anzi ! aveva anche insegnato alla Nena qualche parola in tedesco. Wie ist das Wasser ? Come è l’ acqua ? Es regnet morghen, Domani piove. Ubermorgen kommt die Sonne.. Dopodomani viene il sole..Aufwiedersehen am naechsten Jahr. Arrivederci all'anno prossimo.

Ma il giorno di s. Anna , la signora Nina non era mai presente sul pontile perché il giorno

del suo onomastico le piaceva portare la Nena, sua sorella e altre due bimbette in barca-una barca da pescatore guidata dal vecchio Alfio,- fino a Tempesta. Lì scendevano sulla spiaggetta dove la signora Nina stendeva la sua tovaglia a quadri gialli e tirava fuori dal suo cestone uova sode, polenta fritta,un cartoccio di sgombri, pezzetti di formaggio nostrano , pesche,albicocche e fichi.. E questo anniversario lo festeggiò per tanti anni.

La Nena si ricorda anche di un certo Michele Toblini, che spesso a cavallo della sua bicicletta prendeva la rincorsa e saltava giù nell’acqua,bici che poi ricuperava tirandola su dalla scaletta.

Accadeva anche che nel tardo pomeriggio, un gruppetto di ragazzini – degli scriteriati impavidi, -partendo dallo stabilimento della Sega, raggiungessero a nuoto - 500 metri in linea d’aria,- … i Bagni di Torbole e si arrampicassero su per le assi scorticandosi vivi. Ma poco ci potevano restare perché l’onnipresente Simone arrivava di corsa a cacciarli via ( non avevano pagato il biglietto no ?)

La Nena rammenta anche che qualche volta, verso le 6 di sera, ora in cui faceva meno caldo e lo stabilimento chiudeva, si recava a far visita alla signora Nina, il pittore tedesco Hans Lietzman, artista molto famoso in quel tempo nell'Alto Garda. 

Arrivava a piedi, vestito con giacca e cravatta e panama bianco da piazza Goethe e andava a sedersi su una poltroncina di plastica accanto al tavolino, dove la padrona dei bagni aveva preparato una bottiglia di vino santo Torboli, bello fresco. Lui tirava fuori il suo sigaro biondo, un Virginia, (procuratosi da Arnaldo tabaccaio di Torbole, suo grande amico, che anzi spesso glielo regalava). Insieme poi ritornavano in paese camminando lungo il lago. Lui l'accompagnava fino al bivio per Nago, dove lei doveva prendere la corriera che la portava a Riva, dopo aver comperato il biglietto al bar Zani.

Era il 48 e in quell’estate la signora Nina era un po’ nervosa…era sempre attaccata a quel benedetto cannocchiale a scrutare il lago…Nena, sta passando la barca di Bruno,,con chi è su ? Capelli biondi o mori ? E la Nena: biondi Signora Nina, biondi. E allora lei batteva con stizza il bastone due volte sull'assito. Fu un tormento..:tutti i giorni la stessa domanda. Finchè un giorno la Nena,che ormai aveva compiuto 12 anni,osò timidamente chiederle il perché. E la signora Nina lapidaria : perché Bruno è fidanzato con una mora e adesso sta scorrazzando in giro 'sta biondina, un smorfiosa di 18 anni che viene da La Spezia…

Sbam.

I giochi erano fatti!

(Infatti Bruno si sposerà con questa biondina l’anno dopo e insieme avranno 5 figli.).

Le estati passavano e ci passava anche tanta gente dai Bagni Oradini. Il turismo aveva preso piede, tanti forestieri arrivavano sull’Alto lago anche in pullman, e così gli albergatori cominciarono a convenzionarsi con lo stabilimento: sdraio e cabine comprese nel prezzo.

Lì vicino intanto proseguivano i lavori per ultimare la Galleria Adige-Garda, lavori iniziati già nel 39, ma interrotti per l'avvento della guerra. Ma dopo il sett 43, la galleria fu requisita dai tedeschi. Nella primavera del 44, dentro fu trasferita la produzione della Caproni, che impiegò1300 persone tra operai e impiegati..La Caproni concentrò la produzione delle parti più avanzate delle armi naziste, come il Messerschmitt Me263 e le bombe volanti V1 e il razzoV2 progettato dal Von Braun. Qui fu anche realizzato un avveniristico mini sommergibile a reazione che poteva viaggiare alla velocità di 20 nodi alla profondità di 10 metri.I cantieri per le macchine e gli attrezzi erano sistemati in baracche piazzate sulla strada e arrivava parecchio rumore di là.


Era il 54, e il mio amico Roberto Bonavera, si ricorda ancora di quando suo papà, dott Mario ,con la sua topolino blu, portava lui , sua sorella Adler e sua mamma ai Bagni di Torbole e fu proprio lì che il bagnino Simone gli insegnò a nuotare..aiutandolo con le corde, non ho capito bene.

E la Nena ? Sì c’era sempre la Nena e il suo legame con la signora Annina rimase sempre. Lei adesso frequentava le superiori e i suoi l’avevano “internata”-si fa per dire-nel Collegio delle Suore dell’Inviolata, che era ubicato proprio di fronte a Villa Nina: la domenica, la sua amica,quasi zia, la invitava a pranzo a casa sua : sempre pollo e patate al forno…molto gradito. Ma l’estate del 55, non vide la Signora Annina seduta sulla poltrona sotto il salice. Aveva dei seri disturbi al cuore ed era stata ricoverata in ospedale. Lì, il mattino presto,dopo aver portato i 3 bambini all’asilo seduti 1 davanti, e 2 dietro sul sellino di una vespa, arrivava a trovarla sua nuora Liliana, quella famosa biondina che lei non aveva amato molto ma che adesso adorava-era un’ottima moglie per Bruno,e un ottima madre per i suoi nipoti-

Morì in fretta. Il suo funerale ebbe luogo nella Chiesa di S m Assunta a Riva. C’era tantissima gente ma nell’ultimo banco c’era la Nena, che singhiozzava di nascosto.

….La luce sui bagni Romani-Oradini si spense.

L'anno dopo furono acquistati dai signori Dallagnola di Rovereto che avevano comperato il pezzo di terreno con la pertinenza dei bagni, terreno sopra il quale avrebbero costruito la gloriosa Conca D’Oro.

Ma i pontili di legno cominciavano ad aver bisogno di manutenzione e forse non ne valeva la pena. A Torbole si erano aperte altre spiaggette libere e nello stabilimento la frequentazione non era più numerosa come ai tempi d’oro.

Videro la fine del loro bel viaggio nel settembre del 72, quando la provincia requisì tutte le concessioni demaniali.

Ma il Sasso dei Bimbi è sempre lì immobile , a guardia dei bei tempi passati.

mercoledì 8 aprile 2020

Andra' a buon fine?



Gentile Ispettore Polzia Locale Riva del Garda

Partendo da Viale dei Tigli 30 mi recai al supermercato più vicino e comodo per me “Poli” di via Lutti, il mio market abituale. Dopo essere entrata, avendo constatato visivamente l’ affollamento caotico in totale assenza di sicurezza (nessuna distanza di un metro tra i clienti accalcati), mi sono allontanata in auto verso il più grande per superficie e meno affollato market Coop al centro commerciale bluegarden; che dista soli 500mt dal supermercato poli di riva. (Prego  prendere visione del totale degli scontrini del poli di riva e di quelli della coop bluegarden in quella data).
All’ altezza di viale Carducci sono stata fermata dal corpo della polizia locale che mi ha sanzionata duramemte segnalando impropriamente sul verbale le ragioni per cui io mi sono dovuta recare alla Coop del centro commerciale Blue Garden, al secondo posto per vicinanza alla mia abitazione. Considerando i rischi a cui mi espongo recandomi in tali luoghi affollati e considerando i rischi per la comunità, indossavo mascherina e guanti protettivi. Considerando inoltre i rischi sanzionatori, avevo compilato la “dichiarazione di spostamento” all’ interno del comune.
Nonostante io abbia spiegato alle vigilasse i sopracitati motivi per i quali mi sono allontanata di 500 metri dal primo supermercato, nonostante io abbia aggiunto anche importanti dettagli sulla sicurezza quali, la possibilità alla Coop del bluegarden di avere un banco che taglia forme di formaggio per la lunga conservazione ( diminuendo quindi la frequenza delle compere) e la conoscenza delle dislocazioni degli scaffali all’ interno del supermercato(così da rendere la spesa più veloce e sicura), le vigilesse hanno redatto un verbale mendace senza che io potessi partecipare alla stesura( erano sedute infatti nella loro autovettura).
Mi hanno messa difronte al fatto compiuto e mi hanno chiesto di firmare il verbale dove descrivevano la situazione in modo improprio ( “ la signora vuole il formaggio tagliato”), svilendo le ragioni di un cittadino consapevole. Solo esprimendo con forza il mio disappunto ho ottenuto di poter scrivere nell’ ultima riga in basso ( si possono notare le due diverse tipologie di scrittura, una loro e una mia) una chiosa dei motivi per cui sono stata costretta a scegliere la coop del centro commerciale bluegarden. Credo che le vigilesse abbiano commesso un enorme errore di valutazione: invece di multare il furbetto del quartierino, hanno multato una signora di 70anni, che vuole proteggersi, che è cosciente dell’ emergenza che sta vivendo il comune di Riva del Garda e limitrofi, che ha rispetto per le norme di sicurezza, che ha rispetto della salute dei suoi concittadini, che vuole diminuire la difussione del virus e indirettamente ridurre il carico dei poveri operatori della salute che lavorano incessantemente per noi.
                                                                           Distinti Saluti
                                                                          Flavia Fioriolli

PS. In data 7 maggio sono stata assolta dal pagamento della multa perchè il fatto non costituiva reato. 





sabato 21 marzo 2020

Nuova vita per l'hotel paradiso a torbole




L'Hotel Paradiso vide la sua nascita nel marzo del 1930. Infatti il Barone Federico von Beust già proprietario di una residenza al di là del golfo di Torbole, decise di comprare ”Locanda Paradiso” , sita a trenta metri dal lago, in zona così detta, per le sue peculiarità amene, “Paradiso”.
Questo nome era già stato usato dal pittore tedesco Hans Lietzmann - molto famoso in quel tempo in tutta la zona del Garda - per la sua casa atelier, a cento metri verso sud da lì, costruita nel lontano 1906 ma che purtroppo venne distrutta nella guerra del 1918.
Il barone, dapprima, gestì la locanda mantenendo la sua modesta struttura originaria, ma nel 1938 presentò al Comune la domanda di poterla ristrutturare ed ingrandire: fornirla di altre stanze da letto , di una cucina più grande, ma il suo progetto più ambizioso era quello di allestirvi nel suo giardino esterno il “Caffè degli Ulivi” luogo di incontro per persone colte e artisti del posto. I lavori finirono in fretta e così il Von Beust vide compiuto il suo sogno.
Ma nel luglio del 1939 il Barone morì suicida.
Parenti diretti non ce n'erano, così l'albergo toccò in eredità ad una lontana nipote tedesca, Maria Von Petke, sposata con un Frienden che lo cedette alla società svizzera fondata dagli eredi, che ancora adesso ne sono i proprietari.
Si può ipotizzare che esso esistesse già agli inizi dell'800, come vecchia casa colonica, stazione di posta per i corrieri a cavallo che dal sentiero postale di Nago scendevano a Torbole percorrendo poi la strada che fiancheggiava le pescicolture di casa Romani e che sbucava proprio a 20 mt dal Paradiso. Questa casupola era poco distante dal porto di Torbole e della sua dogana, dove arrivavano le merci via lago, merci che poi sarebbero state caricate sui carri tirati appunto dai cavalli per risalire la via verso Rovereto.
Testimonianza della vecchia casa è il grande arco in granito che separa la sala attuale dalla parte dietro. Li doveva essere l'entrata originaria, considerando che c'era un piccolo sentiero in salita per raggiungerla.
Nel 1940 l'Italia entrò in guerra e il Paradiso diventò una caserma per i soldati tedeschi.
Il 1 maggio 1945 a Torbole sbarcarono le truppe americane, che da qui cominciarono a liberare il Trentino e dunque il Paradiso cambiò ospiti: i tedeschi se ne erano andati in gran fretta e il loro posto fu occupato da quei soldati americani che con sacrifici estremi erano riusciti a sfondare le linee di blocco della gardesana orientale. E da ora l'Hotel conobbe i suoi giorni di gloria.
Gli americani erano tutti ragazzi molto giovani che avevano una gran voglia di divertirsi dopo la la vita dura che avevano sopportato combattendo.
E cominciarono ad avere nostalgia dei loro paesi, dove si ballava, ballava.
Composero una piccola orchestra fatta da un suonatore di fisarmonica, un sassofonista, un pianista- piccolo pianoforte non a coda ovviamente- e un cantante.
Ma le ballerine mancavano e allora ogni fine settimana, con due camion-non camionette!-giravano per i paesi limitrofi come Riva, Arco, Dro, Ceniga, Tenno, Pranzo, in cerca di gentili partner. Ne trovavano sì, ma tante andavano a nascondersi, perché non avevano il coraggio di incontrarsi con uomini che non conoscevano, anche se lo scopo era innocuo. Si misero ad eleggere anche delle Miss: il quadro che troverete in entrata infatti è il ritratto di una Miss, Miss Paradiso per l'appunto dipinto proprio dal pittore Hans Lietzmann.
E Torbole non era ostile a questi intrattenimenti, tanto che concesse che la palestra della Pavese si trasformasse in una grande sala da ballo. Però dopo tre mesi gli americani furono rimpatriati, e nei bidoni del Caffè Ulivi rimasero solo bottiglie di birra e di coca cola, che gli italiani avevano bevuto per la prima volta.
Quindi  alla fine del 1945 si interessò all'Albergo un noto produttore di vini e liquori di Riva, Carlo Torboli, che voleva farne un luogo di incontri per far assaggiare i suoi prodotti. E decise di continuare col vecchio filone: lì, ogni fine settimana, si sarebbe potuto bere e ballare. Così abbellì la grande sala con allestimenti di vetro colorato e dipinto dal nostro Achille Dal Lago, noto grafico dell'epoca, dove dietro vi aveva posto delle luci per metterli in risalto. E lì per danzare arrivava gente da Rovereto, Trento, Verona; continuò anche l'operazione elezione Miss. Le fotografie dell'epoca ritraggono Miss Gancia, Miss Cinzano, Miss Campari....
Le fanciulle del paese di quel tempo, si ricordano ancora di quelle serate, perché d'estate andavano a mettersi sotto i muretti del giardino e ballavano sulla strada..
Mentre dei ragazzini andavano a raccogliere le “cicche” delle sigarette buttate a terra, per disfarle e mettere insieme il tabacco per farne di nuove.
Ma alla fine del 1948 l'attività del signor Carlo Torboli prese una notevole svolta: aprì a Riva una grandissima Cantina che produceva Vino Santo, il famoso Vino Santo Torboli che tutti i turisti dell'Alto Garda andavano a bere alla Spiaggia degli Ulivi. Quindi abbandonò la conduzione dell'Hotel.
Subito venne a prenderne la conduzione Giovanni Viola che lo trasformò, assieme alla moglie, in un piccola locanda-ristorante. Ma la cosa durò poco. Dopo un anno aprì in piazza Centrale di Torbole un punto di ristoro veloce a base di birra e polli allo spiedo.
Ma fu nel gennaio 1950 che il Paradiso ebbe veramente una svolta importante. Rilevò l'attività Aldo Moser, già gestore della "gloriosa" gelateria Cristallo di Riva, che lo trovò in condizioni pietose: sul letto di Cristina di due anni, aveva dovuto metterci una bacinella , perché pioveva dentro. Lui dunque avviò i lavori di una ristrutturazione molto consistente: ottenne il permesso di alzarlo di due piani per farne un vero e proprio albergo, aggiungendo anche l'ala a sud. Vennero realizzate venti stanze da letto, una grande cucina, fu spostato il banco bar e ampliata la sala da pranzo. Infatti ai suoi clienti veniva offerta la pensione completa.
Fu costruita una grande hall all'entrata, ma soprattutto a nord, venne aggiunta una grande scalinata che permetteva agli ospiti di accedere da lì anziché dagli scalini che portavano al Caffè Ulivi. L'attività cominciò a partire alla grande, perché i
clienti potevano arrivare sul posto con i pullman che giungevano direttamente dalla Germania: infatti la maggior parte erano tedeschi, mentre gli altri alberghi del paese erano la meta di turisti inglesi, danesi, norvegesi e francesi. Furono anni d'oro per l'alto Garda perché gli stranieri cominciavano finalmente a conoscere il Lago di Garda.
Ma furono anni d'oro anche per l'Hotel stesso, perché la clientela che veniva a soggiornare era molto selezionata. Infatti la figlia secondogenita Lorenza si ricorda ancora qualche nome  perché lei stessa abitava in albergo. Ad esempio il Sindaco di Anversa Josef Immerdorfer, Franco Rasetti, fisico del gruppo Fermi, che era solito andare sul Baldo alla ricerca di orchidee particolari, i pittori Lilloni, Calderara, Vitale, Schmidt, che pagavano in quadri le loro vacanze. Altro ricordo significativo: in quegli anni, d'inverno, veniva ad allenarsi sul Garda Aldo Moser, assieme al suo compagno di squadra Pintarelli, ed era proprio lì che prendevano alloggio, abitudine che avevano già intrapreso durante "la reggenza" Torboli. Arrivò anche il presidente Segni ed il senatore Fanfani, insomma il Paradiso era frequentato da politici, imprenditori, sportivi, artisti, studiosi di un certo prestigio: ne fa fede "l'Albo d'oro" in possesso ancora di Lorenza.
Però nel luglio 1966, Aldo Moser morì di ictus.
Subentrò quindi alla conduzione Mario Zucchelli, già portiere da tanti anni dell'albergo, portando avanti l'attività con grande passione e competenza. La sua esperienza è durata fino al 2019 anno della sua morte.
Da quest'anno quindi ci sono i signori Albina e Paolo Zampiccoli, che con la loro esperienza alberghiera, hanno preso in mano l'Hotel ristrutturandolo quasi ex novo. Infatti tutte le stanze sono state organizzate in modo più moderno e funzionale e dotate ciascuna di un piccolo balcone. Hanno fatto inoltre un importante lavoro di terrazzamento sul terreno dietro.
Perciò i nuovi clienti dovranno essere contenti,
Perché la vista lago e i 6 mt che separano dalla spiaggia non sono niente male.

domenica 24 novembre 2019

Toby con gli occhi più di là che di qua

Sabato 23 luglio 2019. 30 gradi all'ombra.
Matrimonio di Michele e Francesca.
Michele,ingegnere mecatronico  di Zoldo(Bl)-85 Kg di muscoli e occhi azzurri.
Francesca,avvocato di Vicenza -45 kg di ossa e occhi neri a mandorla.
Location per il pranzo di nozze:Park Hotel Astoria a Riva del Garda.

Gli invitati erano tutti ad aspettarli sulla scalinata della chiesa Santa Maria Assunta, e quando giunse la Sposa in sella A una Vespa T8 (molto molto datata) guidata da suo padre, un energumeno di 130 kg e 190 di altezza, che manco ci stava sul sellino, ci fu un grande applauso. Tutti gli ospiti allora entrarono e incominciarono a prendere posto nei  banchi. Erano un centinaio di persone più un cane, esattamente un cucciolo di Cavalier Breton, il cui proprietario era chiaramente Michele: il futuro sposo se ne stava impettito come un soldatino davanti all’ altare e quando giunse la sposa fece l’atto di abbracciarla ma poi si ricordò che non si poteva fare .Io diedi un occhiata alle mise degli ospiti. Giovani ragazzi per la maggior parte, e tutti molto sobri, tutti rigorosamente in giacca, comprese le signore, che con quel caldo non so come riuscissero a tenersele addosso(.Si sa che nei paesi senza offendere nessuno, si usa così ). Solo una donna spiccava tra tutte: indossava un vestito scollatissimo ,rosso Ferrari, scarpe  tacco 12,e uno scialle anche quello rosso e manco farlo apposta, coi capelli…indovinate il colore?,,rossi pure quelli  (ero proprio curiosa di sapere chi fosse!).
Vicino a me seduta in terza fila, una signora sugli 80 anni abbondanti, che emanava  un profumo particolare. Io di profumi me ne intendo abbastanza, ma questo era molto singolare..spremetti le meningi e ci arrivai..era un buon profumo di naftalina…(chissà da quanti anni quel vestito giaceva nell’armadio).
La cerimonia si srotolò normalmente, ma i miei occhi erano puntati solo su  Toby,  il cane,   che finora non aveva aperto bocca. Come era possibile?! Nel primo banco era stazionato a destra della signora Beatrice ,mamma di Michele, ma guardando bene mi accorsi dell’arcano… ogni 5 minuti gli veniva passato sottobanco un pezzo di biscotto –quindi durante la cerimonia  aveva ingurgitato sicuramente più di una scatola di Osvego, i suoi preferiti-.
Dopo le calde lacrime di Francesca nel pronunciare le fatidiche parole, ”accolgo te come mio sposo e con la grazia di Cristo prometto di esserti fedele sempre, nella gioie nel dolore “ la cerimonia si concluse, e allora ecco che Toby, saltò fuori come un razzo dal banco e corse sull’ altare: si buttò addosso a Michele e poi si mise a tirare lo strascico della sposa, producendogli un bello squarcio,…,ma chi se ne importa. Ecco, fece solo qualche timido guaito quando l’organo cominciò a suonare l’Avemaria di Schubert.
Gli sposi quindi, dopo aver percorso la navata, giunsero  sul sagrato….nooo….uno spettacolo immenso...i suoi compagni di squadra di hokey sul ghiaccio, tutti in rigorosa divisa del Vipiteno, vale a dire con le tute munite di parastinchi, paraspalle, ginocchiere, gomitiere, elmo con retino ,nonché pattini ai piedi con la loro protezione, posizionati ognuno sui gradini uno sotto l ‘altro, erano li cheli aspettavano per  farli passare sotto un arco di bastoni alzati…(non oso immaginare la sauna che quei disgraziati abituati a giocare sotto zero,-e in quel momento a Riva del Garda facevano 35 gradi -,dovettero subire..) e qui fu Michele a commuoversi, perché proprio non se lo aspettava…..
(per inciso il soprannominato Michele non è proprio un pischello del ‘Hockey. Vorrei ricordare che ha rindossato i pattini per la prima volta a 5 anni e il primo cartellino l ‘ha preso a 17 . In questi anni ha militato in serie A e B tipo il Cortina, Egna, Appiano , Vipiteno,  Bolzano e ha giocato con la maglia  della nazionale in Canada, Lettonia e Russia)
Quindi tutti gli invitati, se andarono alle macchine .Ma gli sposi no. Salirono sull’ardita T8, alla quale gli amici avevano attaccato la solita coda di barattoli vuoti e palloncini.
Giunsero al Grand Hotel Park Astoria .
Dopo aver attraversato la hall, entrammo in giardino….
IL paese delle meraviglie..
L’allestimento era superbo.
Ovunque bouquet e cesti di fiori.- Il colore predominante voluto dalla sposa era il lilla-:
 negli angoli, sopra muretti, lungo i bordi della piscina, perfino sui tronchi delle palme. quelle palme che hanno sempre dato un chè di esotico a quel posto ! La signora Vanessa, padrona dell ‘ Hotel e referente degli eventi, aveva predisposto tutto con raffinatezza e gran buon gusto.
E poi c’era il parco vastissimo, with a very very green grass.
 Sopra di esso erano posizionati dei banchetti lunghi, uno lontano dall’altro…in pratica delle specie di isole, traboccanti di cibo. Al momento pensai che il pranzo fosse servito in piedi.
Ma poi mi accorsi che erano semplicemente dei food-korner. Cioè ognuno di loro rappresentava un’isola di cibo diverso .Erano 4 o 5 mi sembra. Mi misi di ronda. Mi avvicinai alla prima e lessi il cartellino posto sopra, “Isola dei bocconcini di terra”, diceva, e mi fermai a curiosare: c’era cous cous di cavolfiore con cipolle caramellate, Farro all’aceto di mele con piselli e speck…..Passai alla seconda, quella dei fritti:..calamaretti croccanti, code di gambero, verdurine in tempura…,di seguito a quella delle “freschezze”,  dove  facevano bella presenza dei tartufini salati al papavero e paprika affumicata, Cheesecake salato con cipolle di Tropea caramellate… Io a dir la verità queste due isole le saltai a piè pari…mi buttai invece sulla  terza “Isola del lago di Garda”, ( e vi pare ? io sono una lacustre e adoro i pesciotti della zona). Infatti mi presi un piattino e lo caricai –caricai ,il termine esatto- di crostini di trota affumicata e bottarga di trota, di bocconcini di salmerino all’aceto di mele e miele, di luccio in saòr-..,anzi mi vergogno a dirlo feci pure il bis..anzi il tris, perché rovesciai il secondo sulle mie belle scarpette di raso bordeaux (e a nulla valse l’intervento del cameriere che vi spatasciò  sopra mezzo contenitore di borotalco). E alla quarta manco ci arrivai, ma penso ci fosse “l’isola della Toscana” con panzanelle toscane, Lardo salato di colonnata..insomma la sagra del colesterolo…Questo approccio con le isole fu peraltro un momento molto importante-a social opportunity- perché i convenuti ebbero così modo di presentarsi e di conoscersi .(si incontrarono perfino due coppie che non vi vedevano dai tempi della scuola..)Dunque si arrivò al pranzo vero e proprio.
Quindi dentro tutti in sala-mensa ! si fa per dire. Tutti tavoli tondi ,con tovagliato bianco e pizzo-sembrava di essere a Bruges - e le poltrone tutte infiocchettate, bianche pure loro.
Sulla destra era stato preparato un cartellone con rappresentati i tavoli e con accanto il nome dei 6 ospiti che vi dovevano sedere. Andò tutto abbastanza liscio a parte due signore che non volevano sedere allo stesso tavolo perché avevano le giacche a fiori uguali…. Io ero stata sistemata in un tavolo con 2 giovani coppie e la famosa signora al profumo di naftalina.. Presi subito il foglio del menù e ci sbirciai dentro…My god…ma tutte quelle vettovaglie chi se le mangiava ??
Beh nei primi si poteva spaziare dalle paste ai risotti…garganelli con pesce spada e melanzane fritte, gnocchetti sardi con salsa alla triglia e fiori di zucca, fagottini limonati ripieni di nepitella(non ho ancora scoperto che pesce sia..ma è un pesce poi ? ) Cappellacci al brasato su fondo di manzo al burro montato e scaglie di mandorle (altro attentato alla salute)…Risotto alla crema di zucchine e gamberi spadellati ,Risotto al prezzemolo con cruditè di capesante e zeste (?) di limone….
Nei secondi si poteva scegliere tra  carne e  pesce.
Orata in cornucopia ( molto aulico il termine !) con pomodoro datterino e zucchine alla menta;  cuore di fassona alla birra rossa su rostì di patate…
Non era un po’ troppo ?? Ma si sa che tutti  i pranzi di matrimonio sono così..  Seguirono i sorbetti…
L’unica cosa che fece interrompere  questa abbuffata e quindi lasciare le forchette ferme per un attimo finalmente, furono i” discorsi” che tenne qualche compagno di scuola dei ragazzi.
Tra quelli di Michele, Marco ricorda quando in quarta ITI, Il suo amico era stato mandato a casa a cambiarsi per che si era presentato davanti a quella sciroccata di prof di lettere, con ciabatte infradito e calzoncini al ginocchio (era maggio e quell’ anno faceva un caldo forsennato),dopo esser passato dal preside che gli aveva fatto una nota.
Tra quelle di Francesca invece, Sonia ricorda l’episodio di quando lei e la sua amica lasciarono che il campanello d’ allarme  dell’ ascensore suonasse per più di mezzora senza che loro si scomodassero.. Chiusa dentro c’ era quella stronza di prof di matematica.. che per giunta soffriva di claustrofobia. L’avevano  odiata subito perché nelle prove in classe dava sempre un tema diverso per ogni fila…così addio scopiazzamenti! E poi si permetteva anche il lusso di farle a sorpresa  le prove, specialmente di lunedì, quando l’Inter la sua squadra del cuore, la domenica aveva perso., quell’infame!
 Poi fu la volta di nonna Maria -93 anni-che alzandosi in piedi, aiutata da una stampella perché il mese prima si era rotta un piede, proclamò che dei suoi nipoti Paolo era il preferito(bella forza le altre due erano femmine) perché quando lui studente tornava da Padova le portava sempre un platò di pastine del caffè  Pedrocchi, e poi era cosi “valènt e bel quel toseto”.. Era molto fortunata la ragazza che se l’era brancà….disse proprio così ..brancà.. Infine fu la volta della mamma, Beatrice, una signora bionda, alta 1.80 per 65kg (grande sciatrice e Generale molto temuto nelle partite di suo figlio…..”arriva la Costantini…su con le orecchie..”infatti si metteva in prima fila e se l’arbitro non vedeva il fallo urlava come una sciamannata).Disse solo che sperava che la Francy se lo meritasse il suo Michelino!
Io mi alzai e incominciai a girare prendendo posto qui e là per i vari tavoli.
In uno raccolsi le chiacchere di una signora che si dichiarava nettamente contraria alle crociere…perché suo marito anziché scendere a terra per fare le escursioni, rimaneva sulla nave a mangiare: nell’ultimo .giro nel mediterraneo in una settimana aveva messo su 7kg.
In un altro si parlava di pollai e di galline. Una coppia aveva fatto da poco una meravigliosa scoperta: avevano inventato dei pollai con la porta che si apriva e chiudeva secondo la luce solare: la mattina si apriva verso le sette, cosicché le galline potevano uscire, e la sera si chiudeva un’ora dopo il crepuscolo, dopo che le suddette  erano entrate..e loro erano in grado di controllare l’operazione su una up del telefono…una vera furbata!
In un altro si parlava di “economia casalinga” Un signore un po’ anzianotto asseriva di aver investito un botto nelle azioni della Apple”. Ma sei matto ?-il suo commensale vicino gli ribatteva-Ormai i cinesi producono gli Huawei”. ”Sì, ma anche gli Apple sono fatti in Cina e questi rimangono sempre i migliori” “.Io invece  mi butterei su azioni americane-rispondeva un terzo- come quelle di Amazon  oppure su quelle di qualche settore innovativo tipo la robotica…”
In un altro, una distinta signora che sembrava la regina Elisabetta, raccontava che era da 30 anni che lei i giorni di Natale li passava a impastare salami. Assieme ai suoi due cugini, comprava mezzo maiale e quindi dopo averlo scuoiato, passavano la carne in un macinatoio, la impastavano bene dopo averci aggiunto aglio fatto macerare nel vino, sale, pepe ,un po’ di garofano e cannella, quindi imbustavano il macinato in corte budella del maiale stesso. E tutti a chiedere “questo Natale me ne regali uno anche a me?”
Invece in quelli dei giovani, quelli sgallettati,  i discorsi erano  sui progetti -vacanza. ”io voglio andare  a Santorini, dicono che l’atmosfera sia particolare”.” Santorini? E’ un’ isola pallosissima! E’ un mortorio, rispetto a Ibiza! Vuoi mettere Ibiza? Là sì  che c’è la movida! “ “ Macché Ibiza e Santorini ! Bisogna andare a Formentera, l posto dei vip !!..
In quelli dei” secchioni” al contrario, si parlava di musei. Uno voleva andare assolutamente a vedersi l’Ermitage a Pietroburgo,-sogno anche mio-uno voleva andare a Londra a godersi La Nacional Gallery, poi chi Berlino per il Perganon , chi ad Amsterdam per Van Gogh, chi a Oslo per L’Urlo di Munch…
Beh, dopo tre ore di gozzovigliamenti… arrivò finalmente il momento della torta e quindi tutti gli ospiti furono invitati a prendere posto attorno alla piscina : cinque piani di pasta sfoglia farcita di fragole, albicocche, frutti di bosco panna, il tutto ricoperto da glassa al pistacchio, con in cima una statuetta malandrina ,che fece sorridere tutti: un giocatore di hockey  che con il suo bastone dava una mazzata sul culo a sua moglie. E con i vini e i spumanti che seguirono, assieme al caldo disumano che faceva, tutti gli ospiti si sentirono morti stecchiti, come Polifemo che si assopì dopo che Ulisse e i suoi  compagni gli fecero bere una botte di vino per potersi dare alla fuga.
E Toby era messo peggio. Durante il pranzo era passato sotto tutti i tavoli, arrampicandosi fino alle ginocchia degli ospiti elemosinando un pezzettino di dolce. -E già come si sa i dolci non fanno bene ai cani.- Ma la mazzata finale gliela aveva data una bambinetta bionda, che senza farsi vedere aveva messo per terra il suo piattino con sopra l’intera fetta di torta…Perciò la bestiola doveva sentirsi malissimo perché se ne stava sdraiata vicino a un cespuglio con gli occhi più di là che di qua.
 A un certo punto, Michele, forse per il torpore dell’alcool , forse per allegria, andò verso la piscina e vi si buttò dentro vestito con scarpe comprese. E sapete chi lo seguì ? Solo la sua Francy, ragazza molto spiritosa anche lei vestita com’era, ma senza scarpe.

Nb : la famosa  donna sfacciatamente in rosso era, pensate voi,  addirittura la presidente del Vipiteno.
Sul riccastro andante.. ma gusto un po’ scarso... E la signora che profumava di naftalina era la vecchia,  paleolitica perpetua del parroco di Zoldo.
Ps: una storia vera ? Ma certo che sì.

martedì 19 febbraio 2019

Golf 1900 diesel a 3000 euro vendesi.



Annuncio Postato su   Pronto.It alle ore 17.20 di un martedì.

Ore 17.25. ”Pronto ? E’ lei che vende la Golf?”  “Sì, mi dica. Mi chiamo Florindo e telefono da Verona” ( mi sembrava che la voce venisse da una catacomba...tanto che mi sono detta: ma che…” sto uomo di 80 anni  sarà ancora in grado di guidare una macchina ?..)
“Sì, mi dica.” “Ecco io ero interessato alla golf!  Perchè vede io ho una bambina di 5 anni da portare a spasso, ma io l’auto non ce l’ho, cosi devo prendere  quella  di mio papà e ci devo sempre litigare. Dice che la macchina serve a lui, e poi lui non si fida perché dice che gliela scasso sempre. Anche ieri  non ho visto bene il bordo del cancello e gliela ho strisciata sulla portiera. A dir la verità è la terza volta.”  “Scusi, ma quanti anni ha lei?” “Quasi 52, perchè li compio a maggio.” “Sì, allora mi dica.” “Vorrei  venire a vederla”. “Va bene ,Quando” ? “Domani se posso”. “Bene..Verrà su col treno immagino”. “Si,sì”. “A che ora arriva a Rovereto ?” “Non lo so”. “Allora si informi sugli,orari”. “ Ma io non so leggere gli orari”. “Allora glielo dico io. Aspetti che guardo”. Già sullo sbarellato andante guardo gli orari.”Ecco ce n’ è uno che parte alle13,10,e che la farebbe essere a Rovereto alle 14.45.Potrebbe andarle bene ?”” Sì perfetto. Allora ci vediamo domani”. Io,il giorno dopo , puntualissima sulla banchina del binario n.1 di Rovereto vedo arrivare il treno. Scendono tutti ,proprio tuttissimi .Ma dello sciamannato neanche l’ombra..(a dir la verità mia sorella me l’aveva detto.ma guarda che quell’impedito non sarebbe venuto.)Torno a casa un po’ sull’incazzuta e la sera, all’ ora di cena, gli telefono a casa-mi aveva dato il numero di casa perché non possedeva un cellulare).Mi risponde una voce cavernosa (ecco da chi aveva presa il figlio, perché più che suo padre non poteva essere).”Scusi posso parlare con il signor Florindo ?”
"Non ghe ze. El me ga dito che l’andava a vedar per comprar na machena. Non savaria con che schei, perché mi non ne go dati. Quel semolon non l’è ne’ancora torna a casa."
Non ho neanche il coraggio di proferire  un baf. Dico grazie ,mi scusi e metto giù.
Ore 7,41 del giorno dopo. “Scusi, sono Florindo .Volevo chiedere scusa per ieri, .Il fatto è che io ho preso il treno come mi aveva detto lei, solo che non mi sono accorto che ero arrivato a Rovereto, e così ho proseguito fino al  Brennero. Non le dico cosa ho fatto per tornare a Verona…senta allora facciamo per domani “. “Mi dispiace tanto signor Florindo , ma la macchina l’ ho già venduta”. “Allora dispiace anche a me ..Dovrò usare ancora quella di mio papà..” “Ma signor Florindo prenda i mezzi pubblici per portare a spasso la sua bambina. La saluto.”
Mercoledì ore 10. “Pronto,pronto ! mi sente ?”” sì la sento signora”. “Ecco era per la golf. C’è ancora ?” “Sì,sì c’è. con c hi parlo ?” “Sono Jennifer di Brescia.”.(già ‘sto nome americano rubato a Dallas,mi infastidiva,,).” Mi dica”,” Ecco ero interessata alla macchina”. “Bene,quando viene a vederla ? “”Mi devo organizzare.Però le dico subito che ho un problema”. “Quale signora ?”” Ecco,io non posso intestarmela perché la compro di nascosto di mio marito. Lui dice che sono un insemenita e non so guidare,perciò la sua non me la da. Così ho pensato di comprarmene una io con i miei soldi”. “Cioè ?” Io vengo su e le porto i soldi,ma se la deve tenere intestata lei perché io in casa dico che me l’ha prestata la mia amica”.” Ahhh…ma se lei fa un incidente,la responsabilità è mia. Capisce cosa voglio dire ?” “sì,sì capisco  ma io non faccio mai incidenti…” “guardi signora mi dispiace, ma lei prima si deve informare bene su cosa è la responsabilità civile…la saluto.”
Rob da matt,mi sono detta. Ma c’e in circolazione ancora della gente così impietosamente sciroccata?
Mercoledì ore 13,35. “Pronto ? Sono l ingegner Canali di Treviso. Ero interessato alla Golf. Mi dica. Volevo sapere in che stato era la macchina..” “Buono direi,non ho mai fatto incidenti , non ha graffi e anche l interno sembra nuovo. Quanti anni ha ?” “ 8. Ma le dirò che l ho usata sempre solo io e ho una guida tranquilla.”
“Benissimo.   Ma senta, volevo solo appurare un piccolo dettaglio. Quanti cavalli corrispondono alla cilindrata 1900 ?” “ Oddio non lo so. Aspetti, guardo sul libretto. Ecco sto leggendo. sono esattamente 77 cavalli.” “ noooo  che peccato!  Mio figlio ha 18 anni e ha appena preso la patente . E ai nuovi patentati è permesso guidare solo fino ai 75 cavalli.” “ Ma senta , signor Canali,  a suo figlio,che è giovane, dà in mano una macchina di così alta cilindrata ? Mi scusi se mi permetto,ma suo figlio che scuola frequenta ?”
“Ahhh,signora mia ,qui tocchiamo un tasto dolente. Ha ripetuto la prima  geometri e quest’ anno lo hanno cazziato di nuovo. Non so più cosa fare.” “ Ehh,io sono una prof in pensione..ne ho visti di questi ragazzi..” “Ahh lei una prof ?! Senti,vieni qui Matteo,che la proff di deve dire qualcosa….” .(evito di riportare qui la mia conversazione col fanciullo)..
Mescoledì  sera,ore 20.40.” Pronto ? Sono la Commercialista Lorenzi  di Ortisei. Sarei interessata alla golf. Sa,con la mia ho fatto un incidente la settimana scorsa, nevicava e sono uscita di strada. La mia auto è da buttare. Così,mi capisce vero ? Come fa una commercilalista a rimanere senza macchina ?”
“Beh, signora  passi a vederla .” (ma a me che me fregava se lei era rimasta a piedi –volevo dirle ,ma mi sono trattenuta).
Giovedì mattina ore 9,20. Suonano al campanello.” Sono Lorenzi signora. Era per la macchina”. Scendo per andarle incontro,  La  guardo, anzi la squadro. - La sorella gemella della signora Macron, solo un pochino più in carne. Mi da una mano molliccia ( odio chi ti stringe le mani in maniera molliccia,anzi mi fanno proprio schifo), e fa un giro veloce attorno alla golf che era parcheggiata in giardino. “Sì mi pare a posto|.Ma sotto com è ?” “ Sotto in che senso ?” “ Sotto, sotto intendo. Gli assali. i freni ….senta io vorrei vedere il sotto.” “ E cioè?” “ Beh senta, posso portarla da un gommista o in officina che la mettano su un ponte in modo tale che io gli dia un occhio sotto  perchè sa,a volte certe macchine sembrano nuove fuori, ma se si guarda sotto…sono dei ruderi vaganti,,.
Io mi sento  stravolta, annichilita, imbalsamata, tremebonda...non so cosa rispondere, ma presa così alla sprovvista,le do le chiavi in mano, e le dico.:” vada, vada pure. Dovenonso.” Torna dopo 2 ore  molto soddisfatta. “Sì, sì, tutto a posto. La macchina è Ok. Le telefono stasera.”
Giovedì sera ore 21,10. “Signora, sono la commercialista Lorenzi, allora come d’ accordo vengo a prendere la macchina domani mattina ,”  “Signora commercialista, mi dispiace tanto, ma la golf non c è più. Me la hanno già pagata e vengono a ritirarla venerdì.”  Arrivederci. “–facevo per  dire-.(ma chi credeva di essere ‘sta demente ?)
Giovedì sera  ore 18.  Non sto a riportare la telefonata. Ma il succo è questo. Un ragazzo di 25 anni di Vicenza voleva la macchina pretendendo di poterla pagare in comode 15 rate di 200 euro al mese. Faceva l’ inbianchino e di più non potava dare..E io cosa potevo fare ? Non certo la banca ..
Venerdì ore 11.20. “Signora,io sono Giuseppe di  Mantova. lei è quella della macchina in vendita ?  , e come si chiama lei ?”-era una voce abbastanza giovane, ridanciana, simpatica”-Io? Flavia.” “ Bene Signora Flavia ,io sono interessato alla sua macchina”. “Quando vuole venire a vederla ?” “ Non serve Signora Flavia. Io mi fido .Solo le chiedo 100 euro di sconto.” “ E perché proprio 100 euro di sconto ?” “ per principio, solo per principio.” Ed io gli dissi di no. Che dei suoi principi io me ne facevo un baffo.
Venerdì ore 18.30. “Pronto? Sono Zico di Albania. Chiamo da Pordenone. C è ancora la macchina ?”  “Sì.” E’ pressappoco a posto? Incidenti pesanti ? Segni evidenti sulla carrozzeria? Motore a posto ? Revisionata.?  A quando risale il cambio della cinghia ?” Le risposte furono adeguate. Disse che lui e suo fratello sarebbero stati qui la mattina successiva e così fu.. Arrivarono all’ alba con una Cheroche verde luccicante . Mi spiegarono che avevano una piccola impresa di costruzione, 4 operai,  e che sembrava loro un peccato(anche per me se è per quello) andare sui cantieri con quella macchina di lusso. Perciò avevano pensato di comperarsi  un’auto più modesta. Stettero via un oretta per provarla.  E ritornarono soddisfatti Mi pagarono i 3000 euro,  dandomi 6 pezzi da 500. E io consegnai  loro il libretto per fare il passaggio di proprietà. Quando li accompagnai al cancello, mentre ero china a dare un bacino di addio alla mia Golf, che mi aveva accompagnato in tanti viaggi belli e brutti, tirarono fuori dal bagagliaio una bottiglia di spumante albanese e mi dissero che si erano dimenticati di brindare sul buon affare. Che me la bevessi con mio marito.
Domenica mattina ore 10,30. Suonano. “Sono Giuseppe di Mantova Signora, sono quello dello sconto di 100 euro.
Guardi che scherzavo .Io ,la macchina gliela pago a prezzo intero. Posso vederla ?”
“Oddio, la macchina non c è più. Ma perche’ non mi ha telefonato prima di venire ?” “ Pensavo di trovarla in ogni modo”. Scesi in giardino , portandomi dietro lo spumante albanese e 3  di calici di vetro.
Così brindammo alla Golf venduta. E se gli acquirenti non erano stati loro, festeggiare andava bene lo stesso !!
Nb.La storia è vera. Mi è accaduta 6 mesi fa .
      

sabato 18 febbraio 2017

Allora ci organizziamo ? Dobbiamo organizzarci…

Allora ci organizziamo ?   Dobbiamo organizzarci…

Allora dobbiamo organizzarci..! In che senso ? Dobbiamo organizzarci per le prossime lezioni
Ah..va bene. Ma che fretta c’è? C’è, c’è  eccome. Perché ogni volta che vengo,  mia nonna è   la solita rottura di palle : organizzati Lorenzo, devi organizzarti… Ecco allora…oggi facciamo algebra, domani geometria e dopodomani storia ,sei d’accordo ?  Sì,sì  ho capito, ma la tesina quando la guardiamo ?  …Dopo che abbiamo finito i compiti delle vacanze.  Ok .Allora incominciamo con le espressioni. Quante sono ?  Sei..,ci impiegheremo due ore. Quella prof lì (reyban alla Celentano, capelli  neri tipomortisia, anfibi e impermeabile lungo nero) è proprio fuor di testa. Non si rende conto del tempo che ci si impiega a farle. Come ci fosse solo la sua materia ! Dai, non frignare che tutte le prof di matematica sono uguali.
Allora incominciamo…però tu mi segui vero ? O la fai per conto tuo e poi confrontiamo i passaggi ? Beh,Lory forse è meglio.   Senti ma…il minimo comune multiplo di 12,4,e 5 è 60 vero ?  Dove sei arrivato ?? Hai semplificato dove si può ? non puoi tirarti dietro numeri  cicciuti.  Sì lo so. Cosa ti è risultato ? 19 ab alla seconda e 3 mezzi  xy alla quarta. ..Anche a me..Ehhvvahi Flavia, siamo due draghi.!!
Andiamo con la seconda. Stai attento ai segni .Se c’è il meno davanti alla parentesi ricordati di cambiare i segni ! Sì lo so,non sono mica imbesuito…Cosa ti è venuto ? 1 quarto bc alla terza e 1 terzo y . Sì allora è giusta!    Sono un mito lo sapevo ! un mito!
Vai con la terza…cosa ti è risultato…?  No, questa volta non ci siamo, rivediamola insieme! Cosa ? Rivederla ? non ci penso neanche lontaneamente..sai cosa faccio io? Ci metto lì il risultato del libro e che  si impicchi ! Non viene mica a controllarci i quaderni quella insemenita !  Non pensarlo neanche ! falla e basta...… Ti è venuta ?  Sì, sta volta sìiiii…
Dai avanti con le altre due….evvahi . giuste anche queste !  dammi un cinque,,ehhvvahi..
Ciao.ci vediamo domani. solita ora ? solita ora.
Allora ? Cosa hai portato oggi ? Geometria te l’avevo detto no ieri ? . Cosa avete fatto di nuovo ?
Uno schifezzo unico ! Il peso specifico dei solidi. Non ho capito una mich.....opss volevo dire un cavolo !  Ma ti ha dato la scheda la prof ?
Beh..mi pare di sì..ma non la trovo…Dai te lo spiego io…stai attento però, attentissimissimo…allora il peso  specifico di una sostanza è il peso dell’unità di volume.   Quindi se si indica con P il peso di un corpo, con V il suo volume, si avrà  P uguale ps x  V e viceversa  ps è uguale a P fratto V…
E allora cosa ti chiederà un problema ? di trovare il peso di una statua di marmo fatta a parallelepipedo rettangolo .o la capacità di una vasca sempre a parallelepipedo con dentro la benzina. E quale sarà la formula ? Volume del solido per il peso specifico stando però attenti che le dimensioni date corrispondano nella tabella . Perchè  un decimetro cubo corrisponde a 1 litro o a un kilogrammo a seconda che chiedano il peso o il contenuto…
Non ci credo…questa è una roba da pazzi…non la capirò mai….Ma come ? e i tuoi compagni come fanno risolvere i problemi ?   Se li faranno fare da qualcuno , non lo so. Oppur devono avere a casa qualcuno che sappia sta matematica...Ma noi della terza D abbiamo già risolto il problema. C’è l'Elia che è un vera lampadina, che risolve sempre  sia matematica che geometria e poi mette tutto in rete, nella family class … e noi copiamo, copiamo….e che se frega…intanto abbiamo i compiti a posto ! Vuoi vedere ? Vuoi vedere ?....No. Proprio no...Io ti spiego ,ti rispiego e poi facciamo insieme i problemi .Lo capisci o no che tu vieni da me per imparare ….e non per copiare da WatsApp…   Siìì,lo sooo .Ma che rottura !
Dai leggi il problema, disegna la figura, mettici le lettere...le lettere a b c d e f ho detto, e poi scrivi i dati..
No, qui non si può applicare la formula diretta…hai visto o no che ti hanno dato i volume’ ? e allora dovremmo applicare la formula inversa…vero o no?   Oddio, Flavia ,io ho già mal di testa . Possiamo andare avanti domani ?   Non ti rispondo neanche…datti da fare.
Pronto ? Con chi parlo ? Ah buon giorno signor Perini,,,si sì, eravamo già d’accordo,, sì  per la mostra incorniciamo una quarantina di quadri, anzi sarebbe meglio che andassimo insieme dal corniciaio così decideremo insieme.Ci risentiamo giovedì, grazie.
Flavia, ma cosa è sta storia dei quadri ? Li hai in casa tu  'sti quadri ?.Ma dove sono ? me li fai
 vedere ?
Non mi pare il caso. Non abbiamo tempo   Ma dai! Ci impieghiamo solo due minuti.  No. Nooo. E poi non sono neanche miei.  E di chi sono ?   Di una mia amica.   Allora ho capito tutto : la tua amica te li da, tu li vendi e ci guadagni sopra qualcosa! Senti Lorenzo.Io non ci guadagno sopra un bel niente perché lei mi ha già regalato dei quadri e così io l’ aiuto a venderli. Pensa alla tua geometria che è meglio…Però un giorno me li fai vedere…promesso.
Allora, hai capito o no che se le misure sono date in centimetri noi le dobbiamo trasformare in decimetri cubici, così abbiamo la corrispondenza in kilogrammi !.....Senti Flavia, non è così semplice ma mi pare di incominciare a capire, almeno mi pare…che Dio me la mandi buona!
Bom, avem finì anche per ancoi ,però dime la verità ..som migliorà o no ?
Paura eh..,non mi sono mai concentrato così tanto…devi dirlo a mia nonna ,che sennò mi dice che se non rendo, mangio pane a tradimento.  Ma tua nonna ti dice proprio così ?   Sissignora ,proprio così.
Ma senti Flavia, secondo te sono preparato per il tema di matematica ? Secondo te posso arrivare alla sufficienza ? Parliamoci chiaro : o sta matematica la so o non la so. Perchè io per andare a scuola a prendere un altro quattro non ci penso neanche lontaneamente…mi faccio fare la giustificazione di assenza e amen !  Ma vuoi scherzare ? tu vai a scuola, ti fai quel fottutissimo compito e cerchi di farlo anche bene….Beh .E adesso vai a fare il tuo allenamento.che sennò domenica giochi male e ti lasciano in panchina.             
Dai, dimmi i presupposti che facevano pensare che da lì a poco sarebbe scoppiata la prima guerra mondiale…Si li so…però sono nove e io ne so solo sette…Dimmeli su….ecco ti mancano gli ultimi due punti : la voglia di revanche della Francia contro la Germania che nel 1970 le aveva portato via l’Alsazia e la Lorena,…Voglia di che ? hai detto una parola che non conosco. Che è sta revanche ?   vuol dire Rivincita Lorenzo, ri-vin-ci-ta  . in  francese. E la corsa agli armamenti da parte di tutte le nazioni europee….La corsa a cosa ?.. Agli armamenti. .cioè alle armi Lorenzo…tutti gli stati europei avevano prodotto grandi scorte di armi…
E perché l’Italia fece la voltagabbana con le altre due alleate della Santa alleanza ? Oddio Flavia come parli difficile oggi ..parla in italiano che… capisco meglio.
 Senti  Flavia, posso raccontarti una cosa ? E ti giuro che è vero. Sai cosa ha avuto il coraggio di chiedermi l' ultima volta quella svampita di Zimbelli ?!(che ha il coraggio di andare a scuola con delle labbra a canotto color viola, tacco 12 e capelli bianchi raccolti in una treccina che le arriva fino al sedere)  Il congresso di Vienna, dicasi il Congresso di Vienna…prima pagina del libro..ma ti rendi conto ? duecento pagine fa..ma chi se lo ricordava…non sono mica Wikipedia ..in pratica mi ha fulminato ! Lo sanno tutti che ce l’ha su con me…ai miei compagni chiede sempre le ultime cinquanta pagine ...Dai  non prendertela. Le dimostreremo noi che tu la storia la sai tutta eccome. Eccome la  saprai. ! Adesso ti presto il mio bel Bignami..
Ps . I protagonisti di questo racconto sono veri ,cioè io, la prof Flavia,e Lorenzo, il mio alunno un pò malandrino,  ma simpaticissimo.
Nb. Questo succedeva l'anno scorso...ma quest'anno invece..
Quest'anno frequenta la prima ragioneria e nel primo quadrimestre si è beccato 8 in matematica,7 in storia ......che abbia imparato ad organizzarsi...??!!